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Dote da 107 miliardi tra fondi europei e risorse nazionali

Una torta complessiva da 107 miliardi per i prossimi sette anni, con un mix tra fondi europei, cofinanziamento e risorse nazionali. È racchiuso in questi numeri l’impegno del governo per sostenere lo sviluppo delle regioni del Mezzogiorno e rilanciare la competitività del Centro-Nord. Per utilizzare al meglio queste risorse il ministro della Coesione territoriale, Carlo Trigilia, punta a imprimere un nuovo corso nella gestione, con programmi mirati e più operativi e maggiore attenzione alla qualità della spesa. Tutto questo attraverso uno schema di gioco di squadra più strutturato tra governo e regioni e un focus su alcuni obiettivi prioritari: innovazione, occupazione e grandi infrastrutture.
Priorità al Sud
La prima fetta della torta è rappresentata dal Fondo Sviluppo e Coesione (l’ex Fas). La legge di Stabilità ne ricarica la dote che consisterà in 54,8 miliardi in sette anni da spartire per l’80% al Sud e il 20% al Centro-Nord. In questa tornata il fondo sarà specializzato nel finanziamento delle grandi opere infrastrutturali, in particolare nel campo dei trasporti e dell’ambiente per disporre di una tempistica di spesa più adatta a realizzazioni complesse dal punto di vista amministrativo e tecnico. La seconda fetta sarà composta dai fondi strutturali: all’Italia spetteranno 28 miliardi dal 2014 al 2020. Il piatto sarà più ricco per le regioni del Mezzogiorno che otterranno circa 20 miliardi, mentre quelle più sviluppate potranno contare su un contributo europeo di 7 miliardi. Sardegna, Abruzzo e Molise rientrano invece nel nuovo club delle «regioni di transizione», insieme ad altre 15 realtà territoriali europee con un Pil pro capite tra il 75% e il 90% della media Ue, e avranno un miliardo a disposizione.
La strategia italiana punta a concentrare le risorse in pochi obiettivi: metà della dotazione sarà destinata all’innovazione delle Pmi e al rilancio dell’occupazione. L’assegno per le Pmi innovative e la ricerca aumenta del 10% e vale il 37% della dote complessiva, mentre le politiche per il lavoro potranno contare sul 4,1% in più e rappresentano il 14% del totale. Di queste fa parte anche la “garanzia per i giovani”, il pacchetto per l’occupazione giovanile (si veda nella pagina a fianco). L’altra metà verrà invece destinata a investimenti nella scuola e nella formazione, in programmi per promuovere l’inclusione sociale e a un nuovo piano sulle città, a colpi di mobilità sostenibile, efficienza energetica ed economia digitale.
Un occhio di riguardo sarà riservato al Mezzogiorno, dove si punta sul rafforzamento delle filiere produttive di specializzazione (manifatturiero, agricoltura, agroindustria e turismo di qualità) e sulla realizzazione di infrastrutture leggere di connessione e integrazione delle reti. Alla dotazione in arrivo da Bruxelles si somma poi la parte di cofinanziamento nazionale che la legge di Stabilità fissa in 24 miliardi in sette anni.
Cambio di passo
Sulla gestione dei fondi europei il governo vuole voltare pagina rispetto al passato. I dati della Commissione Ue vedono ancora l’Italia fanalino di coda nell’utilizzo dei fondi strutturali, con pagamenti al 44% rispetto a una media europea del 57,7 per cento. Peggio fa solo la Romania, che ne ha spesi appena un terzo. Proprio in queste settimane il governo è impegnato in una corsa contro il tempo per riprogrammare parte dei 28 miliardi non spesi della programmazione 2007-2013. Per 4-5 miliardi lo stesso Trigilia ha ammesso «problemi di riprogrammazione» che dovranno essere risolti. Alla luce delle difficoltà passate, l’esecutivo cerca un cambio di passo. I programmi dovranno diventare «davvero operativi», con un’attenzione alla qualità della spesa e al suo monitoraggio: non saranno più solo documenti generali, ma dovranno contenere una chiara indicazione dei risultati attesi e della tempistica per realizzarli. Verrà inoltre rafforzato il presidio nazionale attraverso l’Agenzia per la coesione territoriale, ma si cercherà anche il gioco di squadra con le Regioni per la definizione di regole e indirizzi comuni. La programmazione cercherà infatti di trovare un equilibrio tra i programmi operativi regionali e quelli nazionali.
La partita entrerà però nel vivo solo quando saranno completati gli ultimi due tasselli: il via libera dell’Europarlamento al bilancio pluriennale, slittato a metà novembre, e l’accordo definitivo tra governo e Regioni sulla bozza di programmazione dei fondi 2014-2020. Su questo fronte il testo definitivo dovrebbe essere pronto questa settimana e poi inviato a Bruxelles per “prenotare” per tempo i fondi.

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