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Dossier Telecom sullo scorporo della rete

di Daniele Lepido

MILANO
Telecom Italia torna a "ragionare" su un possibile spinoff della rete di accesso, il suo asset più importante valutato fino 15 miliardi di euro. Coinvolgendo, eventualmente, anche partner pubblici come la Cassa Depositi e Prestiti. Un nuovo "Piano Rovati", sussurra qualcuno. Gli obiettivi: raccogliere almeno 4 miliardi di euro per dare un'ulteriore sforbiciata al debito ma anche per costruire l'internet superveloce, portando la fibra dagli armadi telefonici fino alle case, un vero switch off dal rame.
A confermare questa ipotesi di lavoro c'è un documento riservato che il Sole 24 Ore ha potuto visionare (intitolato, appunto, «Ipotesi di costituzione di un operatore di accesso wholesale su rete fissa», abbreviato Opac). Carte che entrano nel dettaglio. Come a pagina 16, dove si descrive il «possibile percorso societario» che il nuovo veicolo potrebbe avere. Tre gli scenari prospettati. Il primo: «Scorporo e conferimento del ramo d'azienda» attraverso la creazione di una società interamente controllata da Telecom. Il secondo scenario: «Scissione proporzionale», che prevederebbe un percorso più lento e la costituzione di un veicolo con lo stesso identico azionariato del gruppo. Terza ipotesi, la più impegnativa: «Cessione (e non solo conferimento, ndr) del ramo d'azienda «ad altra società, newco o esistente, di cui Telecom Italia può eventualmente acquisire una quota post-cessione». Una quota, stando a queste carte, non la maggioranza. Con quale convenienza? L'operazione «(…) comporterebbe l'opportunità/necessità di attribuire quota parte del debito di Telecom Italia alla newco».
A quanto si apprende il socio forte sul quale Telecom starebbe puntando è la Cdp di Franco Bassanini, quindi il Tesoro. Che tradotto significherebbe, nell'eventualità di realizzazione di questo piano, una sorta di parziale ri-nazionalizzazione del network. E così la Cdp diventerebbe socio della newco con un aumento di capitale, come si diceva, di almeno 4 miliardi euro. La remunerazione non sarebbe immediata, ma si parla di una delle infrastrutture più importanti per il futuro del Paese, "imposte" tra l'altro dall'Agenda digitale europea. Una rete capace di garantire un'ottima generazione di cassa, soprattutto nell'ottica di convergenza tra i broadcaster televisivi e gli operatori telefonici.
Il ragionamento alla base di questo piano è il seguente: la road map di Telecom per lo sviluppo delle reti di nuova generazione prevede sostanzialmente l'arrivo della fibra fino agli "armadi" (il modello Fttc, Fiber to the cabinet), mentre per la copertura del tratto dagli armadi alle case verrebbe utilizzato ancora il rame, anche se "potenziato" da tecnologie come il vectoring. Il modello considerato più efficiente per l'Ngn, anche se più costoso, è invece quello della fibra direttamente in casa, (Ftth, Fiber to the home). Ecco quindi che per far fronte all'investimento necessario a portare la fibra nei salotti, e a fronte di un mercato come quello delle tlc in costante erosione, Telecom non sarebbe contraria all'ingresso di un socio forte in una eventuale newco delle reti.
Ma sul tavolo c'è anche un altro piano di lavoro, che coinvolge indirettamente sempre la Cassa depositi e prestiti e direttamente Metroweb. La società controllata dal fondo F2i di Vito Gamberale e guidata dall'amministratore delegato Alberto Trondoli, sarebbe pronta a rilevare proprio in quelle 30 città la rete in rame di Telecom: 5 milioni di linee su un totale di 22 milioni. Sarebbero delle settimane scorse gli incontri tra l'amministratore delegato di Telecom, Marco Patuano, e Trondoli. Incontri che tuttavia avrebbero portato in questa fase a un nulla di fatto per un problema di prezzo. Telecom avrebbe chiesto per cedere il suo network nelle trenta città circa 3 miliardi (pari a una valorizzazione di 600 euro per linea), mentre Metroweb avrebbe rilanciato sulla metà, un miliardo e mezzo. Del resto è del 14 marzo la notizia dell'investimento di Metroweb, proprio di 4,5 miliardi di euro, per portare la fibra in questi trenta centri urbani. Un progetto che Gamberale aveva definito "complementare" a Telecom.
Un risiko complicato per una partita che costringerà a mosse importanti anche gli operatori alternativi.

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