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Dossier Telecom, arrivano le condanne

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La sentenza di primo grado arriva a sette anni dall’inizio delle indagini. A tarda sera, dopo una lunghissima camera di consiglio. E quando i reati sono ormai molto vicini alla prescrizione. Per la massiccia operazione di dossieraggio ad opera delle security Telecom-Pirelli dell’era Tavaroli, la prima Corte d’assise di Milano ha emesso sette condanne; in cinque escono dal processo per prescrizione. E ha stabilito risarcimenti per 12 milioni per le vittime dei report illeciti, da parte degli imputati e delle società Telecom e Pirelli, come responsabili civili. Ma contemporaneamente alla stessa Telecom è stata riconosciuta una provvisionale da 10 milioni.
È per l’ex funzionario del Sisde, Marco Bernardini, la condanna più pesante: 7 anni e sei mesi. Cinque anni e sei mesi invece per l’investigatore privato Emanuele Cipriani, già titolare della Polis d’Istinto, presente in aula; un anno, con pena sospesa, per l’ex capo della sicurezza di Telecom in Brasile, Angelo Jannone. Quattro anni per uno dei componenti del cosiddetto Tiger Team, Andrea Pompili; 3 anni e sei mesi per il giornalista Guglielmo Sasinini e tre pure per l’ex sindacalista Antonio Vairello.
Alla fine della lettura di un lungo dispositivo, saranno dunque sette in totale le condanne per gli imputati accusati a vario titolo di associazione a delinquere, accesso abusivo informatico e rivelazione di notizie riservate riguardanti il segreto di Stato. Per questo a giudicare è stata la Corte d’assise, che ha in gran parte accolto le richieste del pm Stefano Civardi. E ha stabilito – insieme alle confische dei beni – significativi risarcimenti per persone fisiche o società costituite parte civile, perché finite nelle maglie dei dossier. Trentamila euro per Massimo Mucchetti, già vicedirettore del Corriere della Sera, vittima di uno dei report. Cinquantamila per gli allora Ds, per la vicenda del dossier “Oak Fund”, sui presunti fondi all’estero del partito. Dodici milioni in totale tra Presidenza del Consiglio, Ministeri dell’Interno, della Giustizia, dell’Economia, ma anche all’Autorità Garante della Concorrenza. Ma se – appunto – le due società che avevano già patteggiato le accuse per la legge 231 sulla responsabilità amministrativa sono ora tra i condannati a risarcire come responsabili civili, la sola Telecom si è vista riconoscere dai giudici un maxi risarcimento come provvisionale di 10 milioni a carico degli imputati condannati.
Dal processo, era già uscito da tempo – dopo aver patteggiato una pena a quattro anni e due mesi di reclusione – il protagonista principale, Giuliano Tavaroli, l’ex capo di questa security, accusata di aver confezionato tra 2001 e 2006 migliaia di report su 4.287 persone e 132 società. Oggetto, nomi noti della finanza, come Carlo De Benedetti; l’ex ad di Rcs Vittorio Colao o il banchiere Cesare Geronzi; o ancora Gnutti, Colaninno, Della Valle, Scaroni, Bernabé; politici, quali Lorenzo Cesa, Aldo Brancher o in vario modo Giulio Tremonti e Umberto Bossi; fino a sportivi come Bobo Vieri o Luciano Moggi; ma nella rete sono finiti pure l’agenzia investigativa Kroll o concorrenti della Telecom, come Vodafone e Fastweb.
Tutti dossier, migliaia appunto, mai distrutti in questi anni di indagini e processi, perché rappresentano “corpo del reato”, come stabilito dalla Corte. «Mi sembra un dispositivo schizofrenico», commenta a caldo Vinicio Nardo, difensore di Cipriani, che parla di “sentenza sbilanciata sul piano economico”. Sul processo, si allunga però l’ombra della prescrizione che scaterà nel settembre 2014.
Nel corso degli anni e di varie vicissitudini giudiziarie, questa vicenda dei dossier illeciti è stata incanalata lungo diversi rivoli. Così se ora si chiude il processo di primo grado per tutta la storia del dossieraggio, comincerà invece il 18 febbraio il dibattimento a carico del presidente Pirelli, ex numero uno Telecom, Marco Tronchetti Provera per l’ipotesi di ricettazione del dvd, con i dati succhiati in Brasile ad uno 007 dell’agenzia investigativa Kroll.

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