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Dossier rete Metroweb, avanti con il piano Telecom

Il consiglio, un appuntamento che doveva essere di routine, si è però prolungato per tutto il pomeriggio fino alla serata. L’incontro è stato dedicato all’analisi strategica del piano industriale in cantiere, ma è servito anche a fare il punto della situazione sulle partite aperte. 
Sul fronte domestico c’è il dossier Metroweb. Telecom si è fatta avanti sia per rilevare la quota del 53,8% di F2i, sia per sottoscrivere un aumento di capitale che la porti al 51% nella società della fibra, con la conseguente diluizione degli altri soci: oltre al fondo infrastrutturale guidato da Renato Ravanelli (che in questo scenario otterrebbe una put per poter vendere a termine), anche la Cdp, che ha il restante 46,2% della holding (Fastweb ha poco meno dell’11% nella società sottostante Metroweb Milano e un diritto di veto sull’ingresso di nuovi soci).
Mercoledì si è svolto a Palazzo Chigi un primo faccia a faccia tra il sottosegretario generale alla Presidenza del Consiglio Raffaele Tiscar, il viceministro per le Comunicazioni Antonello Giacomelli, il presidente della Cdp Franco Bassanini e i due consulenti del premier Andrea Guerra e Yoram Gutgeld per discutere del piano governativo per lo sviluppo della banda ultralarga.
Nessuna decisione, ovviamente, ma una ricognizione generale su una tematica che finora non ha avuto una cabina di regia. Dal tavolo di fatto è però uscita l’ipotesi, tentata nelle ultime settimane da Cdp, di fare di Metroweb il perno dello sviluppo della rete di nuova generazione con una formula “condominiale” _ con la partecipazione cioè di tutti gli operatori di tlc _ e la Cassa nel ruolo di amministratore-azionista di maggioranza. Impossibile conciliare le diverse posizioni e soprattutto convincere Telecom a essere della partita. A quanto si apprende, invece, resta ancora in piedi l’ipotesi in cui sia Telecom ad assumere la maggioranza al 51% di Metroweb perchè _ è il commento che è stato raccolto _«bisogna dare una chance all’incumbent». Che di fatto _ avendo la rete fissa come core business _ è finora l’operatore che ha fatto più investimenti.
L’Asati _ l’associazione dei piccoli azionisti/dipendenti Telecom presieduta da Franco Lombardi ieri ha incontrato uno dei partecipanti al vertice _ Raffaele Tiscar _ portando acqua al mulino dell’incumbent. Asati infatti ha sottolineato che Telecom è l’unica società ad aver avviato un forte piano di investimenti sulla rete fissa in fibra, conseguendo quest’anno il risultato di aver coperto il 28% delle abitazioni in 110 città (6 milioni di famiglie, 22 milioni di italiani) con l’Fttc (fibra fino al cabinet). Entro fine 2016 il piano di investimenti porterà a coprire il 60% delle abitazioni (rispetto al 50% del piano originario) con la stessa formula, coprendo quasi tutte le città italiane.
Il piano nazionale si propone però di incentivare l’upgrading infrastrutturale per arrivare in alcune aree anche all’obiettivo di copertura a 100 mega, velocità assicurata nel presupposto che il 50% della popolazione dell’area si connetta simultaneamente, cosa che richiede di andare oltre l’Fttc, con la fibra almeno fino all’edificio (Fttb). Che è poi il modello Metroweb. Se anche si riuscisse a trovare la quadra e Telecom ottenesse il 51% di Metroweb, l’operazione dovrebbe passare il vaglio dell’Antitrust che difficilmente potrebbe essere completato in tempo per la scadenza del 30 aprile, data entro la quale gli operatori dovrebbero presentare i piani di investimento per accedere agli incentivi previsti dal piano banda ultralarga. Non è escluso perciò che il termine possa slittare. Si sarebbe posto anche il problema di adottare una regolamentazione che favorisca gli investimentiin fibra, a fronte di una domanda che è ancora debole, consentendo un’adeguata remunerazione degli stessi. Tema sollevato anche dall’Asati nell’incontro di ieri con Tiscar.
Sul fronte brasiliano, al di là dell’approccio prudente, non sarebbe caduta nel vuoto l’apertura dell’ad di Oi, Bayard Gontijo, che ha invitato Telecom a discutere direttamente con la compagnia l’ipotesi di una fusione con Tim Brasil. Operazione complicata che però offre il piatto ricco di almeno 7 miliardi di euro di possibili sinergie. Prima però si dovrà capire il destino di Portugal Telecom. L’assemblea della holding PT Sgps per decidere sull’offerta da 7,4 miliardi di euro presentata da Altice si terrà il 12 gennaio. Ieri c’è stato un piccolo giallo. I titoli della compagnia lusitana sono stati sospesi dalle contrattazioni alla Borsa di Lisbona sulle voci che Isabel dos Santos potesse ritirare la sua offerta su PT Sgps. Ma l’imprenditrice angolana ha poi comunicato di non aver ancora deciso se perseverare o ritirare l’Opa.
C’è poi da chiarire anche il quadro politico e regolamentare con la definizione dei 22 miliardi di reais di contenzioso (non coperti da riserve) in capo a Oi. A quanto risulta, dalla presidenza brasiliana non ci sarebbe una contrarietà a un’integrazione che vedesse Telecom in maggioranza, mentre per vagliare la tematica del contenzioso sarebbero già stati avviati contatti con gli uffici delle autorità regolamentari locali.
Da segnalare infine che il cda Telecom ha deciso di apportare alcune modifiche alle procedure parti correlate, modifiche che non riguardano però quella apposita prevista per le operazioni in Brasile.
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