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Dossier illegali, Tronchetti condannato a 20 mesi

Un anno e otto mesi per ricettazione. Marco Tronchetti Provera responsabile di aver avallato l’acquisizione di un dossier ottenuto illegalmente dalla Security del gruppo Telecom. Così ha deciso ieri il giudice monocratico Anna Calabi, riconoscendo la bontà della ricostruzione del procuratore aggiunto Alfredo Robledo.
I fatti risalgono al 2004. La Security Telecom intercetta a Brasilia, con un’operazione di hackeraggio, documenti informatici raccolti dall’agenzia di investigazioni Kroll. Si tratta di materiale riservato. In Brasile, il gruppo allora guidato da Tronchetti, ha una partecipazione in Brasil Telecom, insieme agli azionisti Daniel Dantas, il Banco Opportunity. Lo guida l’amministratore delegato Carla Cico. La cogestione dell’azienda è complicata, al limite della scorrettezza. Dantas e Cico chiedono alla Kroll di conoscere le mosse di Tronchetti. E il materiale raccolto dal colosso investigativo americano, è quello che la Security Telecom intercetta a Brasilia. I vertici Telecom Italia vengono subito informati. Tavaroli, in una riunione del 27 settembre 2004 con i due legali del gruppo, Francesco Chiappetta e Francesco Mucciarelli, rivela di avere quel materiale e chiede il da farsi. Viene immediatamente informato il principale azionista di Telecom. La soluzione? Il documento sottratto alla Kroll viene spedito in forma anonima alla sede della Pirelli a Milano. Una volta ricevuto, sarà consegnato ai carabinieri. Ma quel materiale è stato acquisito violando la legge. E Tronchetti e i due legali, secondo Robledo, sono a conoscenza dell’operazione. Di qui l’accusa di ricettazione del primo imputato e la condanna di ieri. Il manager dovrà risarcirealla nuova Telecom 900 mila euro (il gruppo è stato patrocinato dall’avvocato Luca Santa Maria) e la Cico per 400 mila euro (avvocato Lucio Lucia). Dantas e Opportunity — rappresentati da Roberta Guaineri — potranno invece rivalersi con un’azione civile.
Tronchetti reagisce dicendo di «rispettare la sentenza», anche se ricorda di non poter «non evidenziare che sono stato condannatoper aver denunciato chi ci spiava ». E si autosospende dalla carica di vicepresidente e consigliere di Mediobanca. Mentre la sua difesa, attraverso l’avvocato Roberto Rampioni, parla di «condanna illogica». I cascami penali potrebbero avere vita breve. L’anno prossimo sul processo calerà la prescrizione. Ma il verdetto ha già una valenza significativa. La vicenda che si è conclusa in primogrado è una costola di un processo molto più ampio e imbarazzante. Perno centrale: i metodi con cui la Security delle società di Tronchetti Provera, conduceva indagini, schedava personale, uomini politici, giornalisti e imprenditori (40mila le parti lese individuate dai giudici). Il principale accusato dell’affaire, l’ex brigadiere dei carabinieri Giuliano Tavaroli, dopo essere stato arrestato nel 2006, ha patteggiato 4 anni e mezzo per accuse che parlavano anche di associazione a delinquere, corruzione e violazione del segreto di Stato. I suoi sottoposti, sono stati tutti condannati nel processo di primo grado concluso a febbraio. Durante l’inchiesta condotta dai pm Civardi, Napoleone e Piacente, le presunte responsabilità dell’allora numero uno Telecom, sono emerse a più riprese. Poteva Tronchetti Provera non sapere dei metodi con i quali lavorava Tavaroli? Nelle diverse ordinanze d’arresto contro l’ex brigadiere dell’Arma e i suoi complici, il gip di Milano Giuseppe Gennari, ha parlato di «responsabilità apicali» che andavano oltre gli esecutori delle indagini illegali. La procura, invece, aveva deciso di non indagare Tronchetti. Nel giugno del 2008, i tre pm lo ascoltano come testimone. «Ero all’oscuro dei metodi di Tavaroli», la difesa. E a questa versione, i giudici hanno creduto. Fino a ieri.
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