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Dossier Edison in Consob: nuovo quesito sull’Opa

di Simone Filippetti

Manca solo un ultimo tassello, il più spinoso, e poi il tormentato riassetto di Edison, la strategica partita dell'energia tra Italia e Francia, sarà archiviato. Oggi il dossier approda in Consob, passaggio finale della complessa partita: il colosso francese porterà davanti alle autorità di vigilanza quesito (di fatto sarà una riproposizione) per avere l'ok all'Opa «low cost» su Foro Buonaparte.
Il tempismo di Edf s'incastra con due passaggi cruciali: l'accordo dei riottosi soci italiani di Delmi, che dopo mesi di divisioni e battibecchi interni, hanno trovato una quadra su Edipower. E, soprattutto, il cda di Edison di ieri che ha benedetto il riassetto che porterà Edf a conquistare la compagnia milanese e gli italiani compensati con Edipower. Il passaggio in cda di Edison è stato formale solo in apparenza. Vero è che il board, espressione degli azionisti francesi e italiani che quell'accordo hanno voluto, difficilmente avrebbe potuto avere una posizione diversa, ma finora la società era stata solo un oggetto passivo della contesa. Meno scontata, poi, era la risposta delle minoranze, che avrebbero potuto bocciare l'intesa. Dai consiglieri indipendenti, raccolti attorno al professor Gian Maria Gros Pietro, è arrivato il disco verde. Dalla votazione è rimasto fuori il consigliere Mario Cocchi, in quota alla Carlo Tassara di Romain Zaleski (che detiene un pacchetto del 10%), perché in conflitto di interesse. La votazione sull'accordo si configurava chiaramente come un'operazione con parti correlate e sono scattate, su richiesta di Consob, le procedure previste: il comitato dei consiglieri indipendenti ha così proceduto alla formula giuridica del Presidio, con l'autoesclusione di Cocchi. Le due relazioni, una predisposta da Lazard per conto di Edison e una dal tandem Goldman Sachs e Rothschild, hanno sostanzialmente confermato la correttezza del riassetto e delle valutazioni proposte dai soci .
L'ok di Edison diventa anche un via libera implicito e fondamentale per Edf che così può ora affrontare l'unico passaggio che la separa dal traguardo. Con l'imprimatur degli indipendenti sulla spartizione di Edipower, di fatto Parigi fa un altro passo in avanti per blindare la sua Opa al prezzo a cui esattamente punta, ossia 0,84 euro. Edipower, però, è una delle due variabili (l'altra è la transazione tra Edf e Delmi sulle azioni Edison) attraverso la quale Consob è chiamata a stabilire il prezzo a cui Edf dovrà lanciare la sua offerta. La richiesta che i francesi avanzeranno oggi in Consob è appunto quella di 0,84 euro, che corrisponde circa alla media aritmetica semplice degli ultimi dodici mesi. La prima versione del quesito, poi cassato perchè le due parti hanno trovato un accordo diverso, prevedeva addirittura l'esenzione dall'Opa. Il punto cruciale è il contratto che legherà ancora Edison ed Edipower post-separazione. La prima continuerà a fornire gas (in eccesso) a Edipower per altri 6 anni (con una formula 2+4): proprio il valore dei contratti (che a Edison servono per onorare a sua volta dei costosi contratti take or pay) è uno dei passaggi controversi che Consob vaglierà per stabilire se la transazione è avvenuta a prezzi di mercato o se la futura Opa dovrà magari avvenire a un prezzo più alto. Dal canto suo Edf, che arriverà a detenere l'80% di Edison, punta a spendere il meno possibile per l'Opa, visto che si tratta di un'offerta obbligatoria e non essenziale per il controllo della società: al prezzo di 0,84 euro l'esborso massimo teorico sarebbe di 840 milioni, ma l'obiettivo di Edf è quello di avere adesioni al lumicino. Molto dipende da cosa farà proprio la Carlo Tassara che, da sola, vale metà dell'Opa (su un flottante del 20%). La finanziaria bresciana ha però in carico i titoli a un prezzo molto alto e dovrebbe registrare in bilancio una pesante minusvalenza.

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