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Dossier conti segreti

di Dario Ferrara 

Conti svizzeri, dossier «secretati» per il presunto evasore. L'ostensione degli atti è un principio fondamentale del diritto amministrativo ma deve recedere di fronte a interessi superiori, come la sovranità nazionale di uno stato estero: il contribuente finito nel mirino della Guardia di finanza non può accedere a tutte le carte che l'amministrazione finanziaria ha ottenuto da autorità straniere sui conti svizzeri del cittadino italiano facendo scattare l'accertamento tributario a carico di tutti i contribuenti citati nella «black list». È quanto emerge dalla sentenza 6472/11, pubblicata il 9 dicembre dalla quarta sezione del Consiglio di stato.

È stato precluso l'accesso al dossier della polizia tributaria di Como per la contribuente «beccata» nella lista di italiani titolari di rilevanti disponibilità economiche in una riservata banca di Ginevra. Sbaglia, infatti, il Tar ad accogliere la domanda di accesso ai documenti proposta dalla destinataria dell'accertamento fiscale: il ministero dell'economia non può consentire l'ostensione dei documenti in quanto provenienti dal governo francese; le autorità italiane, in particolare, non sono in grado di valutare l'effetto che la divulgazione del «dossier» avrebbe negli equilibri interni dello stato transalpino. Anche perchè si tratta di un altro soggetto di diritto internazionale e il nostro paese è tenuto a rispettarne le prerogative. Risulta d'altronde errata l'interpretazione sostenuta dal giudice di prime cure secondo cui sarebbero protetti dal segreto «gli atti concreti afferenti a specifica attività di indagine in campo tributario».

Gli atti cui la signora «attenzionata» dalla Tributaria intendeva accedere erano stati acquisiti tramite la cooperazione del governo francese e dunque rientravano pienamente nelle «categorie generali» indicate dalle disposizioni in materia e indicate dall'amministrazione come ostative all'accesso. Non è, pertanto, condivisibile l'interpretazione del Tar secondo cui l'art. 4, co. 1, lett. b) del decreto ministeriale. 603/1996 «intende sottrarre al diritto di accesso gli atti relativi alla programmazione e/o al coordinamento dell'attività investigativa volta alla prevenzione dei reati tributari, e non certo i documenti, richiamati in atti di contestazione, che l'amministrazione assume come prova di violazioni ormai accertate». Una lettura non consentita dal tenore letterale della disposizione. poiché non evoca affatto i soli «atti relativi alla programmazione e/o al coordinamento dell'attività investigativa volta alla prevenzione dei reati tributari», ma si riferisce ad «atti istruttori, comunicazioni su ipotesi di frodi in materia tributaria e segnalazioni dei servizi della Commissione Ue o di altri organismi internazionali o stati esteri ai fini della prevenzione e repressione delle frodi stesse». Una lettura che parla, dunque, di atti concreti afferenti a una specifica attività di indagine in campo tributario e non di accordi o convenzioni generali su attività di cooperazione internazionale volta alla prevenzione delle frodi. Alla contribuente non resta che pagare le spese di giudizio al ministero dell'economia.

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