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Il dossier di Amsterdam sulla sede Ema: la lettera segreta spedita in extremis

La Commissione europea ha ammesso di aver accettato di mantenere «confidenziale» una parte della documentazione presentata dall’Olanda per candidare Amsterdam come sede dell’Agenzia europea delle medicine (Ema), che dovrebbe lasciare Londra per la Brexit a fine marzo 2019.

L’istituzione presieduta dal lussemburghese Jean-Claude Juncker si è giustificata sostenendo che sia avvenuto con rispetto delle «regole» decise di «comune accordo» con i rappresentanti dei governi. Ma nell’Europarlamento, che ha potere co-decisionale sul futuro delle agenzie Ue, non è bastato. Le delegazioni degli eurodeputati di Forza Italia, Pd, M5S e Lega hanno annunciato interrogazioni urgenti alla Commissione europea per conoscere la documentazione segretata e per ottenere chiarezza sulla valutazione della candidatura di Amsterdam, che ha poi battuto Milano per sorteggio nel ballottaggio finale.

Anche perché altri indizi hanno sollevato dubbi sulla capacità della città olandese di dichiararsi all’epoca pronta ad accogliere l’Ema tra l’aprile e il settembre 2019: essendoci ancora solo sterrati e un canale nel luogo dove dovrebbe essere costruito un Vivaldi building di 19 piani, mentre lo Stark building, spuntato per coprire dal gennaio 2019 il ritardo del Vivaldi, sarebbe piccolo e inadeguato.

È indicata come «Annex 1» la parte della proposta su cui il governo olandese aveva chiesto la massima riservatezza al segretario generale della Commissione, l’olandese Alexander Italianer. Secondo fonti diplomatiche spiegava proprio il ritardo di Amsterdam nella parte logistico-ricettiva.

In sostanza avrebbe consentito una specie di «gioco delle tre carte» per puntellare la proposta ufficiale nel confronto con le altre diciotto città candidate. Questa non garantiva la data di completamento della nuova sede. E risultava integrata con una lettera aggiuntiva inviata in extremis dai ministri degli Esteri e della Salute olandese a Italianer (e al suo omologo nel Consiglio dei governi) sostanzialmente come garanzia degli impegni.

L’insieme di queste tre «carte» avrebbe consentito alla Commissione europea di sintetizzare in una valutazione positiva la proposta di Amsterdam, avvicinandola alle concorrenti più agguerrite (Milano, Copenaghen e Vienna). Anche perché l’istituzione di Juncker, dopo il ricevimento delle 19 candidature, avrebbe deciso di non verificare l’attendibilità di quanto promesso dai 19 governi concorrenti.

In questo modo avrebbe ulteriormente favorito Amsterdam, che doveva costruire la sede da zero, mentre Milano aveva pronto il Pirellone a due passi dalla Stazione centrale. Copenaghen e Vienna proponevano addirittura più soluzioni a scelta dell’Ema.

Il governo italiano e il Comune di Milano hanno già contestato con due ricorsi alla Corte europea di giustizia, che ha tempi lunghi. Le interrogazioni degli eurodeputati dovrebbero ottenere chiarezza più rapidamente.

Ivo Caizzi

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