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Doris: «Potremmo salire fino al 45% di Mediolanum»

La famiglia Doris potrà crescere nell’azionariato di Mediolanum, ma non arriverà al delisting della società. Ennio Doris ha confermato di essere disposto ad acquistare altre quote di Mediolanum fino ad un massimo del 5%, dopo che Banca d’Italia ha imposto a Fininvest di cedere la parte della propria partecipazione eccedente il 9,9%, ovvero un 20%.
La soluzione che potrebbe portare il pacchetto a rimanere in portafoglio alla famiglia Berlusconi, attraverso i figli, è per Doris auspicabile: «Quel provvedimento riguarda Silvio Berlusconi, non gli altri» ha precisato, aggiungendo inoltre: «La mia famiglia ha già il 40% e quindi non ho la necessità di arrotondare la quota per controllare il gruppo. Però credo molto nella mia iniziativa e vorrei dare un segnale forte al mercato», ha detto in occasione dell’annuncio di un investimento di Banca Mediolanum in United Ventures.
Riguardo all’ipotesi di cercare attivamente un nuovo socio, Doris ha replicato: «Da quando è stata diffusa la notizia ho ricevuto molte telefonate di gruppi internazionali interessati a investire in Mediolanum. Io, però, non ho bisogno di partner, questo è certo. Fininvest è sempre stato un socio silente. Il diritto di prelazione c’entra poco, la sostanza è che questo è un gruppo che ho fondato io e chiunque volesse entrare non potrebbe prescindere da me».
Fininvest sta lavorando alla creazione di un trust, cui verrà conferita la quota in cessione. Avrà, poi, 30 mesi per vendere la partecipazione, ma secondo Doris «non aspetterà il trentesimo mese». Quanto alla sua disponibilità ad acquistare senza far scattare l’Opa obbligatoria, ha puntualizzato: «vorrei sicuramente evitare il delisting ma non vorrei neanche prendere in giro il mercato arrivando al 49,9%. Potrei rilevare tra il 3 e il 5%, così ci porteremmo al 45%. Qualunque mossa, comunque, verrà fatta in accordo con le Autorità».
Le dichiarazioni sono state raccolte a margine della presentazione dell’investimento di Banca Mediolanum in United Ventures, fondo di venture capital che finanzia start-up digitali. L’investimento, di 3 milioni di euro sui 60 del fondo di venture capital, avviene attraverso il fondo flessibile aperto Sviluppo Italia e si affianca a quello di altri investitori istituzionali come Fondo Italiano, Fei, Fondazioni bancarie (Banco di Sardegna e CariLucca), Banca Sella e Bnl. United Ventures conta ad oggi 10 investimenti, alcuni dei quali saranno a breve pronti per la quotazione in Borsa, secondo quanto dichiarato dal Massimiliano Magrini, co-fondatore con Paolo Gesses del fondo. «Vediamo circa mille imprenditori all’anno per selezionare gli investimenti. Non forniamo solo capitali ma anche esperienza, supporto nello sviluppo del business ed economie di scala» ha spiegato Magrini, aggiungendo poi che in Italia «manca ancora la sensibilità delle grandi imprese a investire in tecnologia e innovazione acquisendo imprese. Il mercato in Europa è ancora fatto da operatori anglosassoni per la maggior parte». A riguardo Doris ha sottolineato: «L’Italia deve andare verso un modello più moderno basato sul capitale di rischio, in modo che le banche non siano più finanziatrici ma intermediarie. L’economia italiana, infatti, dipende ancora al 75% dal credito bancario, contro il 30% degli Stati Uniti.

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