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Doris avverte Del Vecchio “Se va al 20% di Mediobanca potremmo abbandonare”

MILANO
— Il socio Massimo Doris prende posizione in modo critico contro l’ascesa di Leonardo Del Vecchio in Mediobanca. «Se decidesse di salire oltre il 10% supererebbe la quota del patto e diventerebbe determinante in assemblea. A ottobre va rinnovato il cda e se Del Vecchio salisse al 15 o 20% è difficile che Mediolanum possa ancora avere un rappresentante in cda. Che linea vorrà dare a Mediobanca? Sono tutte domande che ci siamo posti. Non sappiamo cosa accadrà. Se non cambierà niente magari rimaniamo. Se cambia, vogliamo essere liberi di vendere», ha dichiarato l’ad di Mediolanum. Contestualmente, la banca fondata dal padre Ennio ha riclassificato nel bilancio 2019 il pacchetto in Mediobanca: dalle partecipazioni strategiche a quelle “disponibili per la vendita”. I Doris sono storici partecipanti ai patti parasociali, con un 3,28% (c’è poi uno 0,5% nella holding della famiglia, arrotondato mesi fa e che «segue logiche separate »).
La scelta, dopo inviti più ecumenici del patron Ennio Doris a Del Vecchio nel patto Mediobanca, ha anche premesse tecniche. Lo smantellamento dell’antico patto di blindatura — sostituito da un patto “leggero” sul 12,6% delle quote, contestuale alla disdetta da parte di Bolloré e alla recente uscita dal capitale di Unicredit — è proprio la ragione tecnica che rende ormai difficile per Mediolanum iscrivere quella quota come capitale, non essendovi più certezza di esercitare una “influenza notevole” nel cda da votare tra nove mesi. La futura lista Mediobanca, infatti, la farà il cda uscente, non il patto come in passato. La mossa tra l’altro ha imposto a Mediolanum di svalutare la quota dal prezzo storico di 13 euro ai 9,82 del prezzo di Borsa del 1° gennaio 2020, con impatto negativo di 67 milioni.
Se anche nei prossimi mesi si facesse strada un compromesso, per cui Del Vecchio superasse l’attuale 9,9% accontentandosi di nominare qualche consigliere e confermando il vertice guidato dall’ad Alberto Nagel, Doris potrebbe non accontentarsi: «Se ci saranno mediazioni ne discuteremo. Non si tratta solo di chi entra nel cda, ma anche delle strategie che il nuovo azionista potrebbe chiedere ai manager. Noi siamo soddisfatti di come Mediobanca è stata gestita finora, ma di fronte a cambiamenti importanti valuteremo ».
Del Vecchio intanto seguita a preparare la richiesta alla Bce di superare il 10%, iter complesso anche perché poche banche in Europa hanno soci industriali così forti. Il vertice di Mediobanca invece prosegue il cantiere della governance: in aprile nominerà un selezionatore per individuare nomi tutti “indipendenti” da inserire nella lista di settembre.
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