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Doppio test per l’accesso ai minimi

Imprese, professionisti e artisti che si sono messi in proprio dopo il 2007 dovranno rispettare una doppia condizione per accedere ai nuovi minimi (il regime scattato dal 1° gennaio scorso). In pratica, dovevano avere i vecchi requisiti già all’avvio dell’attività (anche se poi hanno optato per le nuove iniziative produttive o il regime ordinario) e dovevano possedere anche i nuovi lo scorso anno. È inoltre possibile accedere alla tassazione sostitutiva (di Irpef e addizionali) al 5% anche se il contribuente ha svolto lavori precari. Sono alcuni dei principali chiarimenti contenuti nella circolare 17/E/2012. Il documento di prassi si è concentrato soprattutto sulle condizioni aggiuntive per entrare nel trattamento fiscale di vantaggio introdotto dalla manovra del luglio dello scorso anno (articolo 27 del Dl 98/2011, convertito dalla legge 111/2011).
Condizioni che si aggiungono al precedente regime con tassazione al 20 per cento: ricavi o compensi non superiori a 30mila euro; acquisti di beni strumentali nel triennio per un importo non superiore ai 15mila euro; non effettuare cessioni all’esportazione; non sostenere spese per lavoratori dipendenti, collaboratori a progetto. Per quanto riguarda, invece, i nuovi requisiti, è necessario non aver esercitato, nei tre anni precedenti all’avvio, un’arte o professione o un’attività d’impresa, anche nell’ambito di imprese familiari, società o associazioni professionali.
A tal proposito, le Entrate hanno chiarito che l’attività deve essere stata effettivamente svolta. Di conseguenza, non scatta l’esclusione dal regime se un socio non ha esercitato un’attività di gestione all’interno della società e se quest’ultima è rimasta inattiva.
La prosecuzione
Uno dei punti più delicati riguarda la continuazione di un precedente lavoro dipendente o autonomo, come testimoniano i quesiti dei lettori giunti durante l’ultimo Telefisco. In linea di massima, infatti, la prosecuzione non fa conseguire il diritto al prelievo leggero. Ma ci sono delle eccezioni. L’accesso al regime agevolato non è precluso per chi ha svolto la pratica professionale obbligatoria senza apertura della partita Iva (con l’equiparazione anche della pratica richiesta in alcuni settori dell’artigianato) e per i contribuenti che hanno perso il lavoro per cause indipendenti dalla propria volontà.
Così come non è stato considerato rilevante lo svolgimento di attività:
– di collaborazione coordinata e continuativa e di lavoro dipendente a tempo determinato per un periodo non superiore alla metà del triennio precedente l’avvio dell’attività;
– di lavoro dipendente cessate a seguito di pensionamento;
– di tipo occasionale e, in genere, produttive di redditi diversi;
– di lavoro dipendente, se la stessa si affianca successivamente a quella di lavoro autonomo o d’impresa (anche nello stesso ambito);
– d’impresa o di lavoro autonomo svolta dal collaboratore del l’impresa familiare.
Si considera mera prosecuzione dell’attività precedente quella che viene svolta nello stesso luogo, nei confronti degli stessi clienti e utilizzando gli stessi beni. Non si considera «nuova» – secondo la circolare 17/E/2012 – l’attività svolta nello stesso ambito professionale (per esempio il medico, anche se in una diversa branca di specializzazione) e rivolta alla stessa platea di clienti, pazienti o assistiti.
Può, invece, essere proseguita un’attività d’impresa svolta da un altro soggetto che non abbia realizzato, nell’anno precedente a quello di partenza del nuovo regime, ricavi superiori a 30mila euro. L’Agenzia ha chiarito che nell’anno di cessione dell’attività la somma dei ricavi conseguiti dal cedente e di quelli realizzati dal cessionario non deve superare i 30mila euro di ricavi. Una previsione che riguarda anche l’erede dell’imprenditore.

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