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Doppio scudo per l’accertamento

di Ferruccio Bogetti

Il contribuente sottoposto ad accertamento sintetico può giustificare il proprio tenore di vita sia con le entrate reddituali che patrimoniali. Tanto più se le queste ultime non sono state poi contestate dal fisco. Sono le conclusioni espresse dalla Cassazione nella sentenza n. 4646/11.

La controversia

Al centro della controversia l'anno d'imposta 1981. L'amministrazione finanziaria utilizzava gli indici di capacità contributiva della prima versione del redditometro (articolo 38, comma 4, Dpr 600/73), cioè quella precedente rispetto alle modifiche apportate nel 1991 dalla legge Formica. Fino ad allora le spese per incrementi patrimoniali erano escluse dagli indici contributivi. Ma nella lente del fisco finivano lo stesso le spese sostenute per l'acquisto di un'autovettura di lusso e di una grossa imbarcazione. A seguire l'accertamento dell'erario e l'impugnazione del contribuente. Due i motivi di ricorso. L'auto era stata comprata l'anno successivo a quello accertato. I residui indici erano coperti dalle entrate reddituali per royalties e dalle entrate patrimoniali derivanti dalla vendita di un immobile per 400 milioni di lire. Queste giustificazioni erano condivise dai giudici di merito in Ctp e Ctr ma non dall'ufficio, che ricorreva in Cassazione.

La decisione di legittimità

Nella decisione, la Suprema corte richiamava dapprima alcuni precedenti giurisprudenziali (14778/00, 5991/06, 1909/07, 16284/07) e ripercorreva i tre principi sui quali si fonda il redditometro. In primo luogo, l'erario può determinare sinteticamente il reddito del contribuente sulle base di elementi e circostanze di fatto, se tale reddito così determinato si discosta per almeno un quarto da quello dichiarato. Tra gli indicatori di capacità contributiva ci sono autoveicoli e residenze principali o secondarie.

In secondo luogo, la disponibilità di tali beni costituisce una presunzione di capacità contributiva, da qualificare come presunzione legale secondo l'articolo 2727 del Codice civile «perché è la stessa legge che impone di ritenere conseguente al fatto (certo) di tale disponibilità la esistenza di una capacità contributiva». Pertanto il giudice tributario, una volta accertata l'effettività fattuale degli specifici elementi indicatori di capacità contributiva esposti dall'ufficio, deve valutare la prova offerta dal contribuente sulla «provenienza non reddituale (e, quindi, non imponibile o perché sottoposta ad imposta o perché esente) delle somme necessarie per mantenere il possesso dei beni indicati dalla norma».

In terzo luogo, tale «presunzione semplice genera peraltro l'inversione dell'onere della prova, trasferendo al contribuente l'impegno di dimostrare che il dato di fatto sul quale essa si fonda non corrisponde alla realtà». Lo stesso principio era già espresso per gli studi di settore (n. 26635/09).

In conclusione, secondo la Corte, l'automobile per l'anno di immatricolazione non si poteva considerare «pari a quelle autovetture che in virtù dei redditometri erano considerate indice normativo e presuntivo di reddito. Il diverso reddito era giustificato dagli smobilizzi». Il fisco aveva semplicemente richiamato le disposizioni del redditometro sull'inversione dell'onere probatorio senza contestare i flussi finanziari derivanti dalle entrate reddituali e patrimoniali del contribuente.

Le prospettive

In sostanza, oltre ai flussi finanziari dei redditi dichiarati o esenti o assoggettati a titolo d'imposta previsti dal quarto comma, ci sono anche quelli delle entrate non reddituali.

Il principio va letto anche nell'ottica della nuova versione dell'accertamento sintetico (quella modificata dalla manovra della scorsa estate e che sarà utilizzata per gli accertamenti dal periodo d'imposta 2009 in poi). Il comma 4 dell'articolo 38 del Dpr 600/73 continua a riconoscere al contribuente la facoltà di giustificarsi con le entrate reddituali. Il comma 7 stabilisce che il contribuente dovrà essere invitato a «fornire dati e notizie rilevanti ai fini dell'accertamento». Tra questi, quindi, sono destinate a rientrare anche le giustificazioni in base alle entrate patrimoniali.

 

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