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Doppio «richiamo» per chiudere la lite

Due mesi per trovare un accordo sulla base della proposta formulata dal giudice. E, se questo non accade, 15 giorni per depositare presso un organismo la domanda di mediazione. È questo il percorso a tappe verso la soluzione conciliativa della lite delineato dal tribunale di Roma (giudice Moriconi) con l’ordinanza depositata il 30 settembre, che applica le disposizioni sulla mediazione modificate dal decreto legge del fare (Dl 69/2013).
Il giudice rileva che la controversia «non ha fatto emergere questioni di diritto complesse», né «dubbi tali da richiedere approfondite analisi e difficili interpretazioni dei testi normativi». È quindi soddisfatta la condizione dell’«esistenza di questioni di facile e pronta soluzione di diritto», richiesta dall’articolo 185-bis del Cpc per permettere di formulare la «proposta transattiva o conciliativa». Ma il giudice non si limita a elaborare la proposta. Piuttosto, pone quale opzione necessaria ma subordinata al mancato accordo l’ordine di mediazione: cioè dispone che le parti procedano in sede di mediazione stragiudiziale a cercare una soluzione negoziale alla lite. L’ordinanza informa inoltre le parti che l’esperimento del tentativo di mediazione è condizione di procedibilità della domanda e richiama le sanzioni previste dall’articolo 8, comma 4-bis, del decreto legislativo 28/2010, che colpiscono chi non partecipa senza giustificato motivo al procedimento di mediazione: il fatto che il giudice può desumere argomenti di prova nel successivo giudizio; e l’obbligo di versare all’entrata del bilancio dello Stato una somma di importo corrispondente al contributo unificato dovuto per il giudizio.
Infine, il giudice fissa un’udienza alla quale, come si legge nell’ordinanza, «in caso di accordo le parti potranno anche non comparire»; mentre, se non si accordano, «potranno in quella sede fissare a verbale quali siano state le loro posizioni al riguardo, anche al fine di consentire al giudice l’eventuale valutazione giudiziale della condotta processuale delle parti». L’ordinanza allarga gli orizzonti dei nuovi strumenti conciliativi collocando il giudice in una posizione di sostanziale “facilitatore” di accordi conciliativi, con un chiaro intento deflativo del contenzioso arretrato, anche perché si tratta di meccanismi immediatamente applicabili a tutti i processi civili pendenti. Là dove sussistono i sintomi per una composizione negoziale il legislatore chiama il giudice a sostenere con la sua autorevolezza tale percorso, sia esso giudiziale sia esso stragiudiziale.

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