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Doppio reato per chi occulta atti

di Antonio Iorio

Chi distrugge documenti contabili può commettere sia il reato proprio (occultamento ex articolo 10 Dlgs 74/2000) sia quello di dichiarazione fraudolenta di cui all'articolo 3 del medesimo Dlgs. E questo perché il reato di occultamento o distruzione di scritture contabili concorre con il delitto di dichiarazione fraudolenta mediante altri artifici, anche se gli artifici utilizzati per conseguire l'evasione siano consistiti proprio nell'occultamento dei documenti.
A fornire questa rigorosa interpretazione è la Corte di cassazione, sezione III penale, con la sentenza 12455 depositata ieri. Ad un contribuente veniva contestata la dichiarazione fraudolenta mediante altri artifici in concorso con il delitto di occultamento delle scritture contabili perché, nella sua qualità di amministratore di società al fine di evadere le imposte sui redditi e l'Iva, aveva distrutto parte delle scritture contabili e della documentazione obbligatoria ed inoltre, nella dichiarazione annuale, aveva indicato elementi passivi fittizi ben al di sopra della soglia penale.
In particolare, la sottrazione dell'imponibile avveniva, secondo l'accusa, utilizzando mezzi fraudolenti idonei ad ostacolarne l'accertamento, quali l'occultamento e la distruzione di tutte le scritture contabili e dei documenti da conservare obbligatoriamente
Nel ricorso per Cassazione l'imputato eccepiva, tra l'altro, che tra i due reati in questione previsti rispettivamente dall'articolo 3 del Dlgs 74/2000 (dichiarazione fraudolenta mediante altri artifici) e articolo 10 del medesimo decreto (occultamento o distruzione di scritture contabili) sussiste un concorso apparente di norme. In particolare veniva evidenziato che nell'ipotesi in cui gli artifici utilizzati dal contribuente si concretizzavano proprio nella condotta di occultamento o distruzione dei documenti e delle scritture contabili obbligatorie il delitto di occultamento doveva ritenersi assorbito da quello di dichiarazione fraudolenta.
La Suprema corte ha respinto il ricorso ritenendo insussistente il predetto concorso apparente. Secondo i giudici, infatti, tale concorso sussiste quando uno stesso fatto è disciplinato da più norme, ma in realtà solo una di esse è destinata a trovare applicazione.
Per risolvere questo conflitto l'articolo 15 del codice penale prevede il principio di specialità secondo cui quando più leggi penali, o più disposizioni della medesima legge, regolano la stessa materia la disposizione speciale deroga a quella di carattere generale, salvo sia altrimenti stabilito. Nella vicenda in esame, per la sentenza, non può esser ravvisato un concorso apparente tra le due fattispecie non esistendo alcuna relazione di genere a specie tra le due condotte.
Non si può ritenere infatti che l'occultamento integri il mezzo fraudolento cui fa riferimento l'articolo 3 del Dlgs 74/2000 nel descrivere le modalità della dichiarazione fraudolenta. Si tratta, secondo i giudici di legittimità, di un fenomeno di interferenza tra le due fattispecie determinato dalla peculiarità del fatto concreto senza alcun rapporto di specialità. In sostanza, mentre nella dichiarazione fraudolenta l'artificio è strumentale alla falsa dichiarazione, l'occultamento e la distruzione possono realizzarsi con qualsiasi modalità non integrando necessariamente un artificio.
L'interpretazione fornita dalla Suprema corte è obiettivamente rigorosa. Nella specie vi è una duplicazione di pena ed appare abbastanza evidente che la dichiarazione fraudolenta sia stata contestata proprio in virtù della condotta di occultamento delle scritture contabili. Senza detto occultamento, probabilmente, la contestazione avrebbe riguardato il delitto meno grave di dichiarazione infedele. Sembrerebbe quindi chiara la strumentalità della sottrazione proprio per configurare il reato di dichiarazione fraudolenta.

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