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Doppio passaggio sui beni ai soci

Capriole in salita per i calcoli dei beni concessi in godimento ai soci e ai familiari.
La circolare 36/E del 24 settembre (si veda «Il Sole 24 Ore» di ieri) conferma quanto oramai sia divenuta una vicenda quasi kafkiana quella prevista dalla manovra di Ferragosto 2011. Con uno sforzo maggiore, l’agenzia delle Entrate avrebbe potuto correggere una serie di incongruenze (in particolare, affermando l’inapplicabilità delle disposizioni per l’imprenditore individuale e per le autovetture in genere), anche per non “appesantire” sempre più il clima tra contribuenti e amministrazione finanziaria.
La prima interpretazione
Con la circolare 24/E, l’agenzia delle Entrate ha stabilito che per individuare l’indeducibilità delle spese e dei costi dei beni concessi in godimento ai soci e ai familiari è necessario tenere conto della differenza tra il valore normale del diritto di godimento e il corrispettivo pattuito e tassato della società (questo non per i veicoli di cui all’articolo 164 del Tuir). In sostanza, riprendendo anche l’esempio fatto dalla circolare, in presenza di un corrispettivo di 8mila euro e di un valore di mercato del diritto di 10mila euro, se le spese per il bene sono pari a mille euro, la quota indeducibile risulta pari a 200 euro. Questo risultato deriva applicando a mille euro la percentuale (20%) data dal rapporto tra la differenza tra il valore normale del diritto di godimento e il corrispettivo pattuito, pari a 2mila (10mila-8mila), e il valore normale stesso, pari a 10mila.
La nuova interpretazione
Ora, con la circolare 36/E si afferma il principio, sicuramente corretto, che per le società di persone e le srl “trasparenti” (per le ditte individuali, nonostante quanto affermato dalla circolare, il problema non si pone perché la legge non lo prevede) si devono evitare fenomeni di doppia tassazione. Così, l’importo che risulta indeducibile per la società deve essere sottratto da quanto viene sottoposto a tassazione per il socio. La circolare fa un esempio, nel quale le spese e i costi indeducibili per la società (2mila euro) devono essere sottratti dall’importo che risulta imponibile come reddito diverso per il socio. La quantificazione delle spese indeducibili, però, deve tenere conto anche di quanto già espresso dalla circolare 24/E: in sostanza, le spese indeducibili si calcolano applicando alle spese stesse la percentuale derivante dal rapporto tra la differenza tra il valore normale del diritto di godimento e il corrispettivo tassato per la società, e lo stesso valore normale del diritto di godimento. Insomma, si tratta di un doppio passaggio che occorre fare per individuare l’importo che deve essere sottoposto a tassazione per il socio.
Questa regola vale, comunque, soltanto per le società trasparenti (società di persone e srl trasparenti). Per le altre società, invece, l’indeducibilità si calcola sempre applicando la percentuale indicata dalla circolare 24/E, mentre il socio tasserà come reddito diverso la differenza tra il valore normale del diritto di godimento e l’eventuale corrispettivo pattuito, senza alcuna deduzione.
Le auto
Va anche tenuto conto che il chiarimento contenuto nella circolare 36/E dell’altro ieri, relativo alle società trasparenti, ovvero il fatto che il reddito diverso del socio deve essere “depurato” dall’importo indeducibile e tassato per la società, vale anche per gli autoveicoli. In questo caso, l’importo che deve essere sottratto dal reddito imponibile del socio utilizzatore è l’ammontare indeducibile per la società calcolato con le regole dell’articolo 164 del Tuir, ammontare che verrà imputato per trasparenza secondo le quote di partecipazione (quindi, compresi i soci non utilizzatori). Anche in questo caso, la “depurazione” del reddito del socio utilizzatore vale soltanto per le società trasparenti e non per le altre società.
Insomma, un dedalo intricato, considerando l’effettiva portata operativa della norma. Per le auto, in particolare, come più volte riportato, il problema non si pone né quando si ha già un fringe benefit per l’utilizzatore (circolare 24/E) né quando la società deduce percentualmente i componenti negativi in base all’articolo 164 del Tuir. L’indeducibilità prevista dalla legge, infatti, tiene già conto di un uso extra imprenditoriale.

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