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Doppio obbligo per l’impresa sotto piano di risanamento

L’impresa che si trova ad essere sottoposta ad un piano di risanamento ex articolo 67 della legge fallimentare è soggetta al doppio obbligo di registrare la nota di variazione in diminuzione e di provvedere al versamento dell’Iva all’Erario, senza attendere l’esito del piano.
A queste conclusioni sono giunte le Entrate nella risposta ad interpello n. 110, resa nota ieri sul sito internet dell’Agenzia. Nello specifico, il quesito formulato dal contribuente riguarda la possibilità di usufruire degli stessi vantaggi che i documenti di prassi prevedono per le procedure concorsuali, concordato in continuità compreso. In particolare, è stata la circolare 8/E/2017 a ribadire che, nelle ipotesi di procedure concorsuali, a fronte della facoltà del creditore rimasto insoddisfatto non esiste l’obbligo della procedura di annotare la corrispondente variazione nei registri Iva, di modo che l’imposta non è dovuta ed è l’Erario a rimanere inciso almeno fino a quando il debitore fallito non ritorna in bonis. Lo stesso principio è stato ribadito nella risposta n. 54 dall’Agenzia appena qualche mese fa, in riferimento ad un’ipotesi di concordato preventivo. In questo caso le note di variazione emesse dai creditori per recuperare l’Iva relativa al credito oggetto di falcidia vanno sì annotate nei registri Iva ma senza che tale adempimento determini un obbligo di versamento dell’imposta in capo al soggetto concordatario.
Un altro tassello si è aggiunto ieri riguardo al caso del piano attestato. Qui la soluzione elaborata dall’Agenzia, diametralmente opposta rispetto alla precedente, sembrerebbe essere giustificata dalla natura dell’istituto piuttosto che della ratio.
L’obbligo del debitore di versare l’Iva che è stata recuperata dal creditore a causa del mancato pagamento è dovuto al fatto che il piano attestato di cui all’articolo 67, comma 3, lett. d) della legge fallimentare non è una procedura concorsuale. È dunque la natura negoziale dell’atto, ovvero – a voler usare le parole della Suprema corte – di «convenzione stragiudiziale» che non richiede alcun tipo di valutazione o di controllo del giudice (sentenza n. 13719/2016), a far sì che si ponga fuori dal campo delle procedure concorsuali in senso stretto. La conseguenza è che sul piano fiscale, in particolare quanto all’Iva, la correzione dell’operazione di cessione di beni o di prestazioni di servizi non seguita dal pagamento del corrispettivo a causa del piano attestato comporta, da un lato, che il creditore potrà effettuare la nota di variazione in diminuzione sin da subito, non avendo l’obbligo di attendere l’esito infruttuoso della procedura (così come invece previsto per il fallimento, il concordato e le altre procedure concorsuali). Dall’altro lato, il debitore non potrà non versare l’Iva sin dal momento in cui riceve la nota di variazione. Gli è, quindi, definitivamente preclusa la possibilità di aspettare la fine del periodo temporale coperto dall’accordo, pur potendo tale periodo di fatto essere caratterizzato dall’incertezza circa il suo effettivo adempimento.

Anna Abagnale
Benedetto Santacroce

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