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Doppio modello 770 per il Tfr

I datori di lavoro hanno l’obbligo di riportare sul modello 770 solo la quota di trattamento di fine rapporto rimasto in azienda ed erogato ai lavoratori. La quota versata al Fondo di tesoreria, e dalla stesso erogata, sarà riportata sul modello 770 predisposto dall’istituto di previdenza.
È una delle poche novità del modello 770/2014 e interessa tutti quei datori che, nel mese in cui i dipendenti hanno cessato il rapporto, dovevano versare all’Inps un importo complessivo di contributi inferiore all’ammontare del Tfr conferito, per gli stessi lavoratori, al fondo di tesoreria.
Il Fondo per l’erogazione ai lavoratori dipendenti del settore privato dei trattamenti di fine rapporto di cui all’articolo 2120 del Codice civile è stato istituito dall’articolo 1, comma 755 della legge 296/2006. Per effetto di questa disposizione, a partire dal 1° gennaio 2007, le aziende che in media nel 2006 avevano un numero di dipendenti superiore a 49, o se costituite dopo, hanno avuto nel primo anno un numero medio di lavoratori sempre superiore a 49, mensilmente devono versare a questo Fondo la quota di Tfr maturata dai dipendenti e non destinata alla previdenza complementare. È l’Inps, quindi, che gestisce il Tfr dei lavoratori, anche se, per effetto di questa disposizione, cambia la natura del Tfr perché la quota che versa il datore di lavoro all’istituto è un contributo previdenziale e quello che l’istituto versa ai dipendenti è una prestazione previdenziale.
Il datore di lavoro tuttavia, pur essendo “espropriato” dei soldi, continua di fatto a effettuare tutti gli adempimenti che già faceva prima della riforma. È lui, infatti, che quantifica il Tfr, calcola la rivalutazione sia della quota rimasta in azienda sia della quota versata all’Inps, calcola e versa all’erario l’imposta sostitutiva su entrambe le rivalutazioni e corrisponde infine al dipendente che cessa il rapporto di lavoro sia la quota di sua competenza, sia quella trasferita all’Inps.
L’articolo 2 del decreto ministeriale 30 gennaio 2007 che ha regolamentato il Fondo, nel prevedere che il Tfr è erogato dal datore di lavoro «anche per la quota parte di competenza del Fondo» stabilisce che lo stesso datore di lavoro conguaglierà tale quota «prioritariamente con i contributi dovuti al Fondo riferiti al mese di erogazione della prestazione e, in caso di incapienza, sull’ammontare dei contributi dovuti complessivamente agli Enti previdenziali nello stesso mese».
Aggiunge però che «l’importo di competenza del Fondo erogato dal datore di lavoro non può, in ogni caso, eccedere l’ammontare dei contributi dovuti al Fondo e agli Enti previdenziali con la denuncia mensile contributiva. Qualora si verifichi tale ipotesi, il datore di lavoro è tenuto a comunicare immediatamente al Fondo tale incapienza complessiva e il Fondo deve provvedere, entro trenta giorni, all’erogazione dell’importo delle prestazioni per la quota parte di competenza del Fondo stesso».
Complice la crisi, capita sempre più spesso che si verifichi questa “incapienza”. Si pensi ad esempio a un licenziamento collettivo che segue una sospensione dei lavoratori in Cigs.
A fronte di quote di Tfr da erogare abbastanza consistenti, perché riguardano parecchi lavoratori, i contributi dovuti all’istituto sono quasi inesistenti dal momento che gli stessi lavoratori sono sospesi. Si ricorda che l’Inps, con la circolare 70/2007, ha precisato che, in caso di incapienza, l’intera quota del Tfr presso il Fondo dovrà essere corrisposta dallo stesso istituto. Vale a dire che il datore di lavoro pur avendo contributi da versare, non li può conguagliare fino a concorrenza con una parte del Tfr.
I datori di lavoro che si sono trovati in questa situazione nel 2013 dovranno compilare il modello 770 barrando la casella 454 (datore di lavoro). Con riferimento alla quota di Tfr maturata successivamente al 31 dicembre 2001, dovranno indicare nella casella 461 tutto il Tfr maturato, mentre nella casella 462 (Tfr erogato) solo quello maturato fino al 31 dicembre 2006, al netto di anticipazioni. Il Tfr maturato dal 1° gennaio 2007, sempre al netto di anticipazioni, sarà indicato dall’Inps nel suo 770, dove barrerà la casella 455 e indicherà nella casella 456 il codice fiscale del datore di lavoro.

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