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Doppio giro di vite in dogana

Doppio giro di vite sulle sanzioni doganali: la stretta riguarda sia chi importa ed esporta merci, sia chi sposta denaro oltreconfine da 10mila euro in su senza dichiarazione valutaria. Il Dl 16/2012, convertito dalla legge 44/2012, ha introdotto nuove regole per colpire coloro che non dichiarano correttamente in dogana il valore delle merci o che, al passaggio del confine, non dichiarano somme di denaro e titoli al portatore per importi superiori a 10mila euro.
Le merci
L’articolo 11, comma 4, del Dl 16/2012 ha riscritto l’articolo 303 del Dpr 43/73, il Testo unico delle leggi doganali (Tuld). La nuova formulazione della norma introduce un regime di rigore, penalizzando pesantemente anche lievi inesattezze collegate alle operazioni di importazione, deposito e transito di merci nell’Ue. In particolare, è stato mantenuto (ma anche inasprito) l’impianto della norma del Tuld, costituito da un’ipotesi sanzionatoria di base, da circostanze esimenti e altre aggravanti, tutte a tutela della corretta dichiarazione della tariffa doganale, della quantità e del valore delle merci.
Tre dei quattro elementi fondamentali dell’accertamento, dunque, sono ora gravemente sanzionati. Resta salva l’origine doganale dei beni, per la quale il legislatore non ha voluto, come in passato, sancire un chiaro principio. In effetti, in termini positivi, l’origine non è considerata dalla disposizione sanzionatoria portando, sulla base del principio di legalità, alla non autonoma sanzionabilità delle informazioni inesatte collegate all’origine inserite in dichiarazione.
Tuttavia, sono particolarmente penalizzate le ipotesi di non corretta dichiarazione della tariffa doganale e, ancor di più, del valore in dogana, quest’ultimo sempre e comunque sanzionato con l’ipotesi aggravata. Dunque, è stato previsto un sistema base che contempla le irregolarità di minor impatto, sanzionate con un penalità pari a un minimo di 103 euro e un massimo di 516 euro.
Al netto delle esimenti, entra in gioco – ed è la vera novità della norma – la circostanza aggravante: ipotesi facilmente verificabile soprattutto per errori nella valorizzazione delle merci . È stato, infatti, previsto un nuovo sistema a scaglioni: il più alto addirittura stabilisce, per evasioni superiori ai 4mila euro, una sanzione minima di 30mila euro, di fatto molto elevata.
Appare, comunque, dubbia l’ispirazione al principio generale dell’adeguatezza e della proporzionalità. Basti pensare per esempio che, in caso di cinque dichiarazioni doganali errate e dalle quali scaturiscono maggiori diritti pari a 5mila euro ciascuna, a fronte di maggiori diritti evasi per 25mila euro si applicherebbe una sanzione pari a 150mila euro.
La valuta
L’articolo 11, comma 8, del Dl 16/2012, ridisegna, invece, la disciplina sanzionatoria in materia di controlli sul denaro contante (Dlgs 195/2008). Chiunque entra nel territorio nazionale o ne esce e trasporta denaro contante di importo pari o superiore a 10mila euro deve dichiarare tale somma all’agenzia delle Dogane e tale obbligo di dichiarazione non è soddisfatto se le informazioni fornite sono inesatte o incomplete. In caso di violazione di queste disposizioni, il denaro contante trasferito o che si tenta di trasferire – di importo pari o superiore a 10mila euro – viene sequestrato dalle Dogane o dalla Guardia di finanza.
A seguito delle modifiche, il sequestro è ora eseguito nel limite del 30% dell’importo eccedente qualora l’eccedenza stessa non sia superiore a 10mila euro. In caso contrario, il sequestro viene effettuato per una misura pari al 50 per cento. Peraltro, il denaro contante sequestrato assume carattere di garanzia preferenziale su ogni altro credito per il pagamento delle sanzioni amministrative pecuniarie. Infine, a parziale ammorbidimento della nuova disciplina, è introdotto il pagamento (a cui però si potrà accedere soltanto a determinate condizioni) in misura ridotta come rimedio estintivo della violazione: il soggetto a cui è stata contestata una violazione in materia valutaria può ora chiederne l’estinzione con un pagamento in misura ridotta calcolato in percentuale sugli importi fermati in dogana.
Il soggetto a cui è stata contestata una violazione può chiederne l’estinzione effettuando un pagamento in misura ridotta pari al 5% del contante eccedente la soglia consentita, se l’eccedenza non dichiarata non è superiore a 10mila euro; o pagare il 15% se l’eccedenza non supera i 40mila euro. La somma pagata non può essere inferiore a 200 euro.

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