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Doppio colpo dell’Europa a Google Nel mirino le ricerche e Android

Dopo cinque anni di incontri, richieste di conciliazione e proposte, l’approccio dialogante di Joaquin Almunia lascia il passo alle maniere forti di Margrethe Vestager. La commissaria europea alla Concorrenza ha avviato ufficialmente la procedura dello «Statement of Objection» contro Google. Ossia l’accusa formale di posizione dominante: Bruxelles sostiene che il motore di ricerca danneggi i concorrenti distorcendo i risultati delle ricerche online a favore del suo servizio Google Shopping. Come? Mountain View ha quasi il 90% di quota di mercato sul Vecchio continente, contro il 68% negli Stati Uniti. E in sostanza Bruxelles ritiene che gli utenti non riescano sempre a vedere i risultati più rilevanti delle loro ricerche. 
«Google ha ora l’opportunità di convincere la Commissione del contrario — ha avvertito ieri Vestager, 47 anni, politica danese della sinistra radicale, nel ruolo di commissaria dal novembre 2014 —. Se l’indagine confermasse i nostri timori, Google dovrebbe affrontare conseguenze legali e cambiare il modo in cui fa business in Europa». Parole non proprio dolci, rincarate dalla decisione dell’apertura di un’ulteriore indagine antitrust contro Mountain View sul suo sistema operativo mobile Android.
Le conseguenze, per Big G, potrebbero essere pesanti: basti pensare la Commissione può multare le aziende fino al 10% delle loro vendite annuali, e nel caso del motore di ricerca la sanzione potrebbe arrivare fino a 6,6 miliardi di dollari. Nel 2004, in un procedimento simile che ha fatto storia, Microsoft fu sanzionata per 1,7 miliardi di euro. Ma tra i timori del gigante online fondato da Larry Page e Sergey Brin, c’è dell’altro. È stata la stessa Vestager a chiarire ieri che presto l’indagine potrebbe estendersi anche a Google Maps, Flight, Hotel, che si comporterebbero allo stesso modo, a discapito della concorrenza. Accuse fatte con frasi affilate della commissaria, che con questa operazione si è assicurata, secondo Le Monde «un posto tra i grandi della corte di Bruxelles». Ora si apre il negoziato: Google ha 10 settimane per rispondere e richiedere un’udienza all’Ue. Ma per arrivare a una soluzione definitiva potrebbero essere necessari mesi. Big G si è detta in forte disaccordo con la decisione dell’Ue. «Potrà essere il motore di ricerca più usato — ha scritto sul blog aziendale in una lunga difesa Amit Singhal, senior vice president di Google Search — ma le persone oggi possono avere accesso alle informazioni in molti modi diversi e le accuse di danni in passato si sono dimostrate fuori luogo».
Il caso però rischia di trascinare un vespaio di polemiche euro-americane. È stato infatti lo stesso Barack Obama, pochi mesi fa, ad accusare l’Ue di avere un atteggiamento protezionista contro l’industria tecnologica degli Stati Uniti. Polemiche stroncate sul nascere dalla Vestager secondo cui circa un quarto delle aziende che hanno segnalato Google all’Ue scatenando l’inchiesta, sono americane. E tra loro, secondo alcune indiscrezioni, ci sarebbe anche Microsoft.

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