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Doppio binario per l’affrancamento

di Gianfranco Ferranti e Luca Miele

Doppio binario per affrancare plusvalenze e minusvalenze delle partecipazioni non negoziate detenute entro la fine dello scorso anno e accedere, così, alla procedura introdotta dalla manovra di Ferragosto (Dl 138/2011, articolo 2, commi 29-31). Una scelta cruciale in vista della determinazione degli importi da indicare nel prossimo modello Unico e su cui è intervenuta l'Agenzia con la circolare 11/E. Ma procediamo con ordine. Il contribuente può scegliere come riferimento per l'affrancamento:
e il valore della frazione del patrimonio netto rappresentata da tali partecipazioni, determinato sulla base delle risultanze dell'ultimo bilancio approvato in precedenza ossia, in caso di esercizio coincidente all'anno solare, quello del 2010;
r o il valore effettivo di mercato della società partecipata, risultante da una relazione giurata di stima redatta dagli iscritti all'albo dei dottori commercialisti e degli esperti contabili e nell'elenco dei revisori legali dei conti o dai periti iscritti alle Camere di commercio.
La circolare 11/E/2012 non ha precisato se il primo metodo si applichi anche in caso di partecipazione in società di persone in contabilità ordinaria, le quali non approvano il bilancio. Tuttavia è possibile arrivare a una risposta positiva in tal senso, sulla scorta di quanto era stato già chiarito nelle istruzioni al quadro RT di Unico 1999.
Per quanto riguarda, invece, il secondo metodo restano alcune problematiche. Innanzitutto il Dm Economia del 13 dicembre 2011 sull'attuazione del nuovo regime di tassazione delle rendite finanziarie non ha precisato, a differenza di quanto avvenuto in passato, che il valore periziato va riferito all'intero patrimonio sociale. L'assenza di tale indicazione dovrebbe consentire di valorizzare anche i premi di maggioranza, possibilità che era stata messa in dubbio nel 1998.
C'è poi la questione della deducibilità della perizia. Non è stata riproposta la disposizione – contenuta nel Dlgs 461/97 – in base alla quale se la relazione di stima era stata predisposta per conto della società la relativa spesa era deducibile in quote costanti nell'esercizio di sostenimento e nei quattro successivi. A tal proposito, quindi, l'agenzia delle Entrate ha affermato che «il costo della perizia sostenuto dalla società emittente non è deducibile dal reddito d'impresa in quanto non è un costo inerente alla produzione dello stesso», essendo sostenuto nell'interesse dei soci. La spesa per la perizia sostenuta dal socio, invece, incrementa il valore affrancato della partecipazione ai fini della determinazione del reddito diverso derivante dalla cessione a titolo oneroso delle attività finanziarie.
Per determinare il valore della minusvalenza o della plusvalenza da affrancare – come precisa la circolare 11/E/2012 – il valore delle partecipazioni al 31 dicembre 2011 va, comunque, confrontato con il valore o il costo di acquisto ovvero con:
– il valore risultante dall'eventuale affrancamento effettuato ai sensi dell'articolo 14 del Dlgs 461/1997 in occasione della precedente riforma dell'imposizione dei redditi di natura finanziaria;
– il valore rideterminato in base alla normativa sulla rivalutazione (all'articolo 5 della legge n. 448/2001, i cui termini sono stati, da ultimo, riaperti dal Dl 70/2011).
A tal proposito, la rivalutazione può essere alternativa o complementare all'affrancamento, tenuto conto che la prima riguarda le partecipazioni detenute al 1° luglio 2011, mentre per l'affrancamento si fa riferimento al 31 dicembre dello stesso anno.
Non è ammesso invece l'affrancamento parziale. Tale divieto riguarda anche l'eventuale affrancamento, sia pure facoltativo, di parte di una partecipazione qualificata che, considerata autonomamente, configuri una partecipazione non qualificata. Ciò in quanto le partecipazioni qualificate, a differenza di quanto avvenuto in passato, non sono affrancabili e per determinare la loro natura occorre tenere conto di tutte le cessioni effettuate nel corso di 12 mesi (condizione, però, difficilmente conciliabile con la procedura di affrancamento).
Le quote negoziate
Discorso diverso per le partecipazioni negoziate in mercati regolamentati (italiani ed esteri): bisogna fare riferimento al l'«ultimo valore disponibile alla data del 31 dicembre 2011», cioè la quotazione di chiusura. Sempre la circolare 11/E ha chiarito che se il valore delle attività è espresso in valuta estera si tiene conto dell'ultimo cambio rilevato a fine 2011.

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