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Doppio binario per i debiti Pa

Il meccanismo di certificazione dei crediti potrebbe essere uno degli ultimi scogli da superare. I tecnici del governo stanno provando in questi giorni a chiudere il cerchio sui nuovi meccanismi per sbloccare i pagamenti dei debiti della pubblica amministrazione, con alte possibilità che il disegno di legge esaminato dal consiglio dei ministri lo scorso 12 marzo si tramuti, almeno per una parte delle norme contenute, in un decreto legge.
Una delle ipotesi, al momento però poco percorribile, è che la nuova tranche di risorse indicata dal Def, 13 miliardi, possa entrare già venerdì nel decreto sul taglio del cuneo fiscale, in modo da assicurare attraverso il maggior gettito Iva generato dai pagamenti parte della copertura che dovrebbe essere utilizzata per il “bonus” agli incapienti. Potrebbe però occorrere più tempo per mettere a punto il piano, che potrebbe concretizzarsi in un successivo consiglio dei ministri con lo sdoppiamento in un decreto legge e un Ddl.
Si profila un duplice binario: pagamenti diretti, con il meccanismo già previsto dal decreto 35/2013 gestito dalla Ragioneria dello stato, e cessione del credito in modalità pro-soluto alle banche con eventuale intervento della Cassa depositi e prestiti. E l’impatto sul debito pubblico della manovra così concepita sarà dettagliato domani in Aula al Senato dal governo, che presenterà la relazione prevista dalla legge sul pareggio di bilancio nei casi di scostamento temporaneo del saldo strutturale.
Non mancano però i nodi tecnici ancora da sciogliere. L’Abi, nel corso dell’audizione alla Camera sul Def, ha confermato il sostegno al piano ma ha evidenziato criticità sulle certificazioni. In sintesi, vengono chieste maggiore garanzie sulla consistenza del credito e la sua effettiva possibilità di realizzo: il rischio è rappresentato da eventuali carichi pendenti in capo all’impresa cedente o alla banca cessionaria (nel caso di cessione ad altre banche) che dovessero emergere dopo il rilascio della certificazione. Non basta. Abi, pur precisando che già sono stati presi contatti con la Cdp per definire la convenzione quadro che regolerà l’intero meccanismo, sottolinea che vanno ulteriormente approfondite le modalità di acquisizione della garanzia dello Stato. Insomma, il governo ha pochi giorni per diradare le ultime nubi sul piano, incluso l’irrisolto rebus dei debiti di parte capitale (investimenti) il cui pagamento nel corso del 2014 rischia di impattare sul deficit.
Secondo il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Graziano Delrio non ci saranno indietreggiamenti. Da un lato si metterà sul piatto la nuova dote di 13 miliardi (aggiuntivi ai 47 miliardi stanziati nel 2013 con i decreti 35 e 102), dall’altro si attuerà «un meccanismo automatico» per evitare che in futuro si accumulino nuovi arretrati. In attesa che entri in vigore l’obbligo della fatturazione elettronica (dal 6 giugno 2014 per la Pa centrale), i creditori e le amministrazioni comunicheranno i dati sulle fatture tramite la piattaforma elettronica gestita dal Tesoro. A quel punto le istanze di certificazione da parte delle imprese dovranno avere obbligatoriamente una risposta (pagare, certificare o rigettare) entro 30 giorni.
Un ultimo ma non meno rilevante aspetto da chiarire riguarda il censimento di tutti i debiti arretrati. Il governo Renzi naviga ancora a vista, con una certa confusione sui pagamenti da completare: prima il riferimento a 60 miliardi, poi a 68, infine i 13 miliardi del Def. Ieri Banca d’Italia, in un’audizione in Parlamento, ha confermato la stima di 90 miliardi come stock esistente al 31 dicembre 2012. Un importo che non riguarda necessariamente solo i debiti scaduti ma anche pagamenti che viaggiano con un ritardo medio di 90 giorni, quindi al limite dei termini contrattuali possibili prima dell’entrata in vigore della nuova direttiva Ue. Solo la prossima relazione annuale di Banca d’Italia, in arrivo a maggio, potrà fornire una stima aggiornata.

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