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Doppia via sul salva-banche: nuovo Dl o emendamento

di Rossella Bocciarelli e Eugenio Bruno

La decisione era nell'aria da giorni. Ma ora c'è anche la conferma. Il decreto liberalizzazioni non ospiterà l'eventuale retromarcia sulle commissioni bancarie. Dei circa 950 emendamenti depositati ieri a Montecitorio neanche uno punta ad allentare la stretta sulle condizioni contrattuali applicabili dagli istituti di credito che è stata introdotta al Senato. Troppo ravvicinati i termini per la sua conversione in legge per modificare il testo e costringerlo a un terzo passaggio parlamentare. A questo punto le strade a disposizione restano due: approvare un correttivo ad hoc che entri in vigore lo stesso giorno delle misure per la concorrenza oppure presentare un emendamento al Dl fiscale che comincia oggi la sua avventura al Senato.
Decisive potrebbero rivelarsi le prossime 48 ore. Domani pomeriggio si riuniranno sia il Consiglio che il Comitato esecutivo dell'Abi. Sul tavolo ci sono le dimissioni presentate una decina di giorni fa dal presidente Giuseppe Mussari e dall'intero comitato di presidenza. Che, con ogni probabilità, verranno respinte. A quell'appuntamento Mussari potrebbe presentarsi con qualche novità sostanziale. Se non altro sotto forma di disponibilità politica a cambiare la norma anti-commissioni, visto che in mattinata i vertici dell'Abi avranno un incontro con il segretario Angelino Alfano e lo stato maggiore del Pdl. Un partito che nei giorni scorsi si è dimostrato estremamente preoccupato per il rischio credit crunch e tutt'altro che tenero nei confronti delle ragioni del mondo creditizio.
La stretta introdotta a Palazzo Madama viene considerata dai banchieri molto punitiva per la gestione delle aziende di credito perché, se rimanesse così com'è, secondo alcuni calcoli, potrebbe comportare un onere di svariati miliardi, fino a 10 l'anno. Da qui l'appello a modificarla al più presto, annullando i rischi connessi allo scarto temporale tra l'entrata in vigore delle norme contenute nel Dl liberalizzazioni e le modifiche contenute in un altro testo: una disposizione in vigore solo per alcuni giorni, è il timore, finirebbe per generare mostruosi contenziosi.
La legge di conversione entra in vigore al più tardi il 24 marzo; solo una norma che porta la stessa data potrebbe evitare che si manifestino le conseguenze paventate dalle banche. Trae origine da ciò l'importanza dell'agire con urgenza. In quest'ottica potrebbero rivelarsi dirimenti le parole di Mario Monti, atteso giovedì nelle commissioni Affari costituzionali e Industria di Montecitorio dove è in discussione il provvedimento sulle liberalizzazioni. In quella sede il premier potrebbe indicare lo strumento normativo più adatto a risolvere l'impasse.
Finora il Governo ha evitato di intervenire direttamente per non prevaricare il ruolo decisionale del Parlamento che ha introdotto la modifica. Ma proprio dalle Camere potrebbe giungere un ripensamento in materia: fonti del Terzo polo spiegano che la maggioranza sta pensando a una risoluzione che chieda all'Esecutivo di cambiare le disposizioni sulle commissioni bancarie. Un invito che potrebbe costituire la base su cui poi il Governo si muoverà.
Stamane, sostengono alcuni parlamentari, è prevista una riunione informale di esponenti di Pd, Pdl e centristi. L'iniziativa parlamentare potrebbe anche consistere nell'agganciare al treno del Dl fiscale, che parte oggi da palazzo Madama, l'eventuale correttivo sulle commissioni.

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