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Doppia stretta sulla produttività

Doppia stretta del Governo sulla detassazione del salario di produttività.
Con il decreto attuativo del presidente del Consiglio dei ministri, pubblicato ieri sulla Gazzetta Ufficiale, è stato stabilito che, per l’anno 2012, l’importo massimo assoggettabile alla imposta sostitutiva, prevista dall’articolo 2, comma 1, lettera c), del decreto legge 93/2008, come convertito dalla legge 126/2008, è pari a 2.500 euro prevedendo una riduzione di 3.500 rispetto al valore applicato lo scorso anno.
Sempre nel decreto subisce un taglio anche il limite massimo di reddito annuo relativo al 2011 oltre il quale i lavoratori dipendenti non possono accedere alla detassazione. L’ammontare della soglia reddituale è stato, infatti, ridotto da 40mila a 30mila euro.
L’agevolazione, destinata a sostenere e incentivare con misure sperimentali la produttività, è stata introdotta nel 2008 e prevede l’applicazione di una imposta sostitutiva del 10% in sostituzione dell’aliquota Irpef e delle addizionali regionali e comunali.
Destinatari del provvedimento sono i lavoratori dipendenti del settore privato, i quali, in attuazione di quanto previsto da accordi o contratti collettivi aziendali o territoriali sottoscritti da associazioni dei datori di lavoro e dei lavoratori comparativamente più rappresentative sul piano nazionale, vedono il loro stipendio correlato a incrementi di produttività, qualità, redditività, innovazione, efficienza organizzativa, o collegato a risultati riferiti all’andamento economico oppure agli utili dell’impresa o ad ogni altro elemento rilevante ai fini del miglioramento della competitività aziendale.
Con queste decisioni il governo effettua un brusco dietrofront rispetto alle scelte effettuate dall’esecutivo Berlusconi negli anni precedenti. Basti pensare che per il 2008 il paletto relativo all’entità della somma su cui poteva essere applicata l’imposta era stato fissato a 3mila euro, ma solo per il semestre luglio-dicembre, portato poi a 6mila per tutti gli anni successivi e fino al 2011. Parimenti era stata innalzato dagli originali 30mila a 35mila e poi a 40mila euro il tetto di reddito entro cui il lavoratore aveva il diritto a vedersi applicata l’imposta sostitutiva.
I valori individuati dal decreto per il 2012 riducono notevolmente la platea degli aventi diritto. Si tratta di una decisione in controtendenza rispetto alla più volte enunciata volontà di incentivare il salario di produttività. Sul piano operativo la variazione dell’importo non dovrebbe comunque creare difficoltà ai datori di lavoro perché chi di loro avesse effettuato dei pagamenti ai dipendenti di importi detassabili potrà provvedere a effettuare gli aggiustamenti in sede di conguaglio fiscale di fine anno o di fine rapporto.

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