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Doppia sforbiciata al cuneo fiscale

di Luca Gaiani

Doppio taglio al cuneo fiscale. Dal 2012 arrivano deduzioni Irap maggiorate per donne e giovani under 35 e scatta la piena deducibilità dal reddito Ires o Irpef dell'imposta regionale pagata sul costo del lavoro, che si affianca allo sconto del 10% in vigore dal 2008. A prevederlo l'articolo 2 della versione attuale del Dl 201/2011.
Una delle maggiori criticità dell'Irap è che – oltre a gravare sul costo del lavoro e sugli interessi passivi – non risulta deducibile dal reddito di impresa o di lavoro autonomo, neppure per la parte corrispondente a tali oneri (aspetto quest'ultimo che ha generato dubbi di legittimità costituzionale). Le imprese, anche se in perdita, finiscono per pagare comunque una consistente Irap e, in alcune circostanze, anche l'Ires.
La percezione che le imprese hanno di questo meccanismo, in parte fondata, è quella di un doppio tributo sul costo del lavoro: l'Irap e quella parte di Ires causata dalla non deduzione dell'imposta regionale. Gli imprenditori con bilanci in perdita, che impiegano manodopera diretta, si confrontano con le società che hanno esternalizzato la produzione e notano che queste ultime non versano imposte, mentre loro sì. Chi assume più personale – pensano in molti – paga più tasse.
Il taglio di questo onere fiscale sul lavoro passa per l'introduzione di crescenti deduzioni del costo del personale dall'Irap: la Finanziaria 2007 aveva concesso sconti per contributi e retribuzioni a tempo indeterminato, aumentate dal Dl 201/2011 per donne e giovani. Se i dipendenti e gli assimilati fossero tutti deducibili, l'imponibile Irap si allineerebbe (salve le differenze per le perdite su crediti e Ici) al margine operativo netto (Ebit) e il tributo graverebbe sulla redditività operativa e non sul lavoro.
Il secondo, più articolato strumento per tagliare il cuneo, è la deduzione dell'imposta regionale dall'Ires delle società di capitali o dall'Irpef di imprese personali o professionisti. L'Irap che grava sul personale e sugli oneri finanziari (che sono costi e non reddito) deve poter essere dedotta nel calcolo delle imposte societarie o personali, pena un vizio di legittimità costituzionale. Il Dl 185/2008 aveva introdotto una prima deduzione del 10% forfettariamente riferita al tributo corrispondente alle due componenti sopra indicate. Questo calcolo forfettario non pare sufficiente a eliminare i rischi di incostituzionalità e la manovra Monti corregge il tiro prevedendo una deduzione analitica e integrale dell'imposta pagata sul costo del lavoro che si aggiunge al 10 per cento.
In pratica, dal 2012 imprese e professionisti suddivideranno l'imposta pagata in due: da una parte quella derivante dalle spese per dipendenti e assimilati (al netto degli sconti previsti dall'articolo 11 del Dlgs 446/1997, compreso l'ultimo su donne e giovani) e, dall'altra, l'importo restante. La prima quota sarà dedotta al 100% dal reddito per il calcolo di Ires o Irpef (con criterio di cassa: conta il pagato in acconto e a saldo), mentre il residuo importo sarà deducibile al 10 per cento.
Calcoli complessi
L'Irap scalabile integralmente dall'Ires è quella riferita alle «spese per il personale dipendente e assimilato». Oltre al costo dei dipendenti veri e propri (al netto delle deduzioni), rilevano i compensi (e relativi contributi) che costituiscono reddito assimilato al lavoro dipendente a norma dell'articolo 50 del Tuir. In tal senso, dovrebbe diventare deducibile anche l'Irap calcolata sulla retribuzione di collaboratori coordinati e continuativi e lavoratori a progetto, nonché di amministratori di società ed enti. Sulla rilevanza di questi ultimi compensi (generalmente non configurati come costo del lavoro) sarà comunque opportuno attendere le istruzioni dell'agenzia delle Entrate.
Per i contribuenti che operano in più regioni con aliquote differenziate, il conteggio del l'imposta riferita al costo indeducibile richiederà la preventiva ripartizione del costo tra le diverse regioni applicando le percentuali determinate in base all'articolo 4, comma 2, del Dlgs 446/1997 per il calcolo dell'imposta (rapporto tra l'ammontare delle retribuzioni del personale impiegato con continuità nei vari stabilimenti).

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