Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Doppia sanzione, avanza il divieto

La sentenza Grande Stevens comincia a fare sentire i suoi effetti. Nel corso della vicenda sulle sanzioni Consob al banchiere Matteo Arpe dovrà pronunciarsi a gennaio il Consiglio di Stato, ma intanto arriva il primo proscioglimento penale. A pronunciarlo è stato il Tribunale di Brindisi intervenuto sul caso di un detenuto che, sanzionato sul piano disciplinare per avere in parte distrutto l’arredo della cella, si era visto infliggere anche un procedimento penale. La sentenza del Tribunale di Brindisi del 17 ottobre ha però ritenuto che la natura delle misure che avevano colpito il detenuto al termine del procedimento disciplinare è talmente pesante da renderlo nei fatti “parapenale”, andando in questo modo a configurare un caso di ne bis in idem.
Nel dettaglio, il detenuto era stato sanzionato con l’esclusione dalle attività in comune per 15 giorni e con un risarcimento danni per 340 euro. La prima “pena” consisteva poi in una serie di divieti: quello di comunicare con i compagni, di accettare generi alimentari contenuti in pacchi esterni, di acquistare generi alimentari, di svolgere colloqui in comune con la restante popolazione carceraria. Malgrado il detenuto ritenesse di avere chiuso i conti sull’unico piano disciplinare, tuttavia veniva aperto anche un giudizio penale per il reato di danneggiamento aggravato.
Il giudice di Brindisi però ha emesso un verdetto di «non doversi procedere» per ne bis in idem «avendo subìto l’imputato, all’esito di un procedimento definitivo, condanna per il medesimo fatto a una sanzione qualificata come disciplinare nel nostro ordinamento, ma da ritenersi “penale” ai sensi degli articoli 6 Cedu e 4 protocollo 7 Cedu».La Corte dei Diritti dell’Uomo ha poi affermato che, al fine di stabilire l’esistenza di una «accusa in materia penale», e, quindi, di verificare se un soggetto è stato sottoposto nello Stato membro due volte a procedimento penale per lo stesso fatto, occorre tener presente tre criteri: la qualificazione giuridica della misura nel diritto nazionale, la natura stessa di quest’ultima, e la natura e il grado di severità della «sanzione». Criteri alternativi e non cumulativi. Con la sentenza Grande Stevens del marzo scorso è stata contestata dalla Corte europea una violazione del ne bis in idem, riconoscendo al procedimento amministrativo della Consob una natura di fatto penale.
Nel caso esaminato dai giudici pugliesi, si è constatata l’esistenza di una sanzione amministrativa assai grave, che ha inciso in maniera concreta sui diritti di libertà del detenuto, vista la presenza dell’isolamento continuo e il fatto che per la sua applicazione serve l’autorizzazione del sanitario. «In buona sostanza – osserva la sentenza – la sanzione è ricollegata ad un fatto che costituisce illecito disciplinare ma anche illecito penale: la sanzione viene irrogata all’esito di un procedimento che garantisce un minimo di contraddittorio, con la possibilità di reclamo al magistrato di sorveglianza». È vero poi che esiste il principio dell’obbligatorietà dell’azione penale come espressione del principio di legalità e uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge, ma è posto a garanzia dell’individuo, ricorda la sentenza, tanto quanto il principio del ne bis in idem. E allora, la garanzia del divieto del doppio processo non può essere rimossa perché una sanzione qualificabile come penale non è stata inflitta nell’ ambito di un procedimento avviato su impulso del Pm .

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Pasticcio di golden power alla parmigiana. La Consob ha sospeso, dal 22 gennaio e per massimi 15 gio...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Il progetto di integrazione di Stellantis prosegue a marcia spedita. Dopo la maxi cedola di 2,9 mili...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Entra nel vivo la stagione dei conti societari a Wall Street con la pubblicazione, tra oggi e domani...

Oggi sulla stampa