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Doppia mossa sui redditi nascosti

di Marco Mobili e Giovanni Parente

Un mercoledì da leoni per la lotta all'evasione. Con redditometro e beni intestati ai soci a farla da protagonisti nella doppia mossa sull'emersione di redditi nascosti al fisco. Dopo la presentazione ufficiale del 25 ottobre scorso, il software del nuovo redditometro sarà messo a disposizione delle associazioni di categoria e dei rappresentanti dei professionisti per avviare il test match: un periodo di prova sperimentale prima di essere messo a disposizione di tutta la platea di contribuenti in vista della tornata dichiarativa 2012.

L'altro punto di svolta sarà il provvedimento (atteso) per la comunicazione dei beni intestati alla società che sono concessi in godimento ai soci o ai familiari. La conversione della manovra di Ferragosto (Dl 138) ha previsto che il provvedimento dovesse essere adottato entro sessanta giorni dall'entrata in vigore della legge (avvenuta il 17 settembre). Salvo imprevisti o esigenze di messa a punto dell'ultima ora, dovrebbe essere rispettata la data di domani per il via libera alle modalità e ai tempi con cui i diretti interessati dovranno rendere noti i dati.

Il provvedimento dovrà sciogliere i nodi su quali beni dovranno essere comunicati. Ad esempio se nella lista rientrano solo quelli per cui il corrispettivo pagato dal socio e dal familiare è inferiore al valore di mercato; così come se verranno esclusi oggetti di limitato "importo" con la fissazione di una soglia sulla falsariga di quanto già è avvenuto per le comunicazioni da spesometro (in questo caso l'asticella è stata fissata a 3mila euro Iva esclusa). Un aspetto che si lega a doppio filo anche al meccanismo del nuovo accertamento sintetico, visto che il Fisco potrà controllare in modo sistematico chi utilizza lo schermo societario per intestare yacht, ville, auto di lusso (ma non solo). La strategia è proprio quella di puntare a chiudere il cerchio tra redditi dichiarati e reale tenore di vita. Lo ha messo nero su bianco il ministro uscente Giulio Tremonti nelle risposte alle 39 domande della Commissione europea. Risposte che sottolineano come il nuovo redditometro sarà un asse portante di questa strategia di compliance.

Domani si entrerà, dunque, nell'annunciata fase di test del software messo a punto dalla Sose (la società per gli studi di settore). Test che vedrà coinvolte le associazioni di categoria e i rappresentanti delle professioni che avranno accesso al programma per metterlo alla prova e valutare se le elaborazioni matematico-statistiche siano veramente in grado di fotografare la reale capacità contributiva a fronte delle manifestazioni di spesa dei contribuenti. In questo senso si faranno "girare" i dati di un campione degli iscritti alle differenti associazioni. Come dimostrano anche le prime simulazioni realizzate dalle Entrate e pubblicate qui a fianco, il nuovo redditometro disegnerà una sorta di "vestito reddituale" addosso al contribuente: le variabili utilizzate nel calcolo statistico (considerando, tra l'altro, la variabile geografica, la tipologia di nucleo familiare di appartenenza e le spese effettuate) daranno un risultato (il reddito familiare stimato) che rappresenterà la bussola con cui il contribuente potrà orientarsi rispetto alle aspettative del fisco. Questo a conferma che il nuovo redditometro non vuole essere uno strumento diretto di accertamento ma piuttosto un meccanismo che spinge il contribuente a dichiarare di più.

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