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«Dopo Mps e Bsi l’affondo in Italia»

«Stiamo diventando davvero popolari in Italia. Anche troppo, se guardo dalla prospettiva della mia piccola vigna di Montalcino. Vista da laggiù questa storia del Monte dei Paschi è ingestibile. Tutti a chiedere, tutti a curiosare…». Una risata carioca seppellisce tanto bonario pettegolare fra i filari del Brunello. È quella di Andre Esteves che rimbalza da Rio de Janeiro fino a Siena per poi far rotta sulla Svizzera, dove (quasi) tutto è cominciato e (in parte) continua. Btg Pactual nasce nel 2009 dalle attività latino-americane di Ubs cedute dal gruppo elvetico a questo quarantacinquenne banchiere brasiliano e a una pattuglia di collaboratori. Il boom delle cosiddette economie emergenti ha consentito loro di navigare la lunga crisi e crescere, ma ora che il maltempo ripiega laggiù si spingono verso l’Europa.
Non solo in Italia, anche in Svizzera. Generali intende trattare esclusivamente con voi la cessione di Bsi…
Sarebbe una buona notizia che ci avvicina a un Paese di grande interesse per la nostra strategia. La Svizzera è a una svolta, perchè sta abbandonando la logica del segreto per abbracciare quella del servizio. Fino ad ora le banche della Confederazione offrivano sostanzialmente una cosa: la protezione dei soldi. D’ora in avanti dovranno occuparsi di gestirli, ed è molto diverso. E molto interessante. Il nostro business è focalizzato sull’asset management e abbiamo tutte le capacità per spingere le attività in Svizzera verso un altro livello.
Si tratta quindi di un investimento industriale…
Assolutamente sì, è un investimento strategico. Se arriveremo fino alla fine di questa operazione Bsi sarà parte del core business di Btg.
Bsi, Mps. Come spiega la crescente attenzione degli investitori internazionali verso l’Italia o verso asset riconducibili a società italiane?
Noi abbiamo un ottimo rapporto con Generali da molto tempo, il Leone è stato azionista di Btg quando andammo sul mercato. Al di là del caso specifico vediamo fondamentali positivi in Italia. L’ottimismo nasce anche dalla sensazione di svolta che si percepisce per le riforme politiche ed economiche promosse dal nuovo governo. È il momento giusto per guardare al vostro Paese, noi siamo investitori globali e quindi non ci tiriamo indietro.
Solo banche nel vostro mirino?
Facciamo molto trading con bonds, corporate e governativi, hanno un ruolo importante nel nostro business anche se non conquistano i titoli perché sono asset liquidi. E poi ci piacciono le infrastrutture. Sono a prezzi di sconto e garantiscono ricavi costanti.
Guardate alle privatizzazioni italiane?
Nel 2012 quando nessuno osava puntare sulla Spagna facemmo investimenti importanti nella dismissione di utilities in Catalogna. Si sono rivelate ottime operazioni. Credo che lo stesso stia accadendo in Italia e noi siamo pronti a valutare le opportunità che si potranno aprire.
Le Poste vi interessano?
Non voglio entrare nello specifico, ma, ripeto, c’è attenzione verso il piano di dismissioni.
Monte dei Paschi le ha dato popolarità e non solo a Montalcino, ma anche qualche dispiacere. L’innalzamento dell’aumento di capitale era inatteso e vi ha spinto a negoziare un ammorbidimento del lock up…
Per noi il lock up non è cambiato: era sempre stato previsto con questa tempistica (non per Fintech n.d.r). Quanto alla correzione dell’aumento di capitale, va detto che fin dall’inizio era una possibilità. Non proprio prevista, ma nemmeno del tutto imprevista. Sapevamo che se il mercato lo avesse permesso si sarebbe aperta una finestra per un intervento del management a favore di un’ulteriore raccolta di capitale. Tutto ciò ha creato qualche tensione sul breve, ma sul lungo periodo non è una cattiva idea. Sosteniamo questa scelta.
Siete dunque soddisfatti dell’attuale gestione della banca?
Crediamo che i manager siano molto focalizzati sul piano di ristrutturazione, abbiano una visione chiara. Siamo contenti del loro operato e li supportiamo nel rilancio dell’istituto. Siamo molto colpiti, positivamente, anche dalla Fondazione. È gestita in maniera estremamente professionale, con impegno e abilità, nella ridefinizione delle proprie partecipazioni.
Quando avete cominciato a parlare con la Fondazione?
Sei mesi fa circa, alla fine di novembre. E Fintech era presente con noi già dalle prima battute, insieme a tanti altri partner. In un quadro che si dimostrò essere in evoluzione.
Fra un anno, dopo gli stress test e dopo l’asset quality review vi aspettate una nuova fase di consolidamento del sistema bancario in Europa?
Sarà necessario attendere più di un anno. Credo che assisteremo a una fase di normalizzazione dopo la fine degli esercizi sulle banche, poi scatteranno operazioni di consolidamento serie. Questo non esclude che ci potranno essere sporadici deal transnazionali. Ma per quelli importanti bisognerà aspettare di più. I regolatori saranno estremamente cauti.
Per Btg Pactual, dunque, Mps è un investimento di breve-medio termine per sfruttare al meglio questo scenario? Fra l’altro ieri è arrivato anche l’ok di Bankitalia.
No. La nostra scelta non è legata al consolidamento accennato, ma alla fine della seconda fase di rilancio dei Monte dei Paschi. Bisognerà attendere, quindi, il tempo necessario. Attendere cioè che la banca sia del tutto ristrutturata e che la nuova condizione sia ben percepita all’esterno. Solo allora considereremo maturo l’investimento. Siamo entrati nell’istituto con l’idea di partecipare al riassetto e con un obbiettivo di medio periodo, probabilmente un paio d’anni.
Btg Pactual è stata da lei fondata puntando all’America latina. Ora vi muovete verso l’Europa. È il rallentamento brasiliano a costringervi a cambiare direzione?
Noi vogliamo internazionalizzarci. Metà dei nostri dipendenti sono fuori dal Brasile, il trend di crescita va oltre i confini del Brasile. Non perché nutriamo timori per i destini del mio Paese, ma perché è naturale cercare di progredire dove si è più piccoli e dove ci sono opportunità. Vedo sviluppo in Europa, ma non legato, necessariamente, all’andamento dell’America latina.
Soprattutto Sud Europa…
Solo perché le opportunità più interessanti si sono aperte in Spagna, Italia, Portogallo, Grecia.
Torniamo all’Italia. Che cosa offre di più rispetto a quanto mettono sul «mercato» gli altri partner del Mezzogiorno d’Europa?
È grande, garantisce logiche di scala, ha una solida base industriale e molti risparmi. È molto diversa dagli altri Paesi del Sud, ha un mercato dei capitali estremamente liquido e direi anche molto sofisticato. C’è un’attrazione naturale per l’Italia e – lo ripeto – siamo positivi anche sui fondamentali. Oggi è il Paese europeo sul quale siamo più esposti. Il 2012 è stato l’anno della Spagna, il 2013 in qualche misura della Grecia. Questo è il vostro.

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