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«Dopo la Grecia serve un’Unione fiscale»

Non basta recuperare la fiducia tra i paesi dell’Unione europea, andata quasi perduta negli ultimi cinque mesi di negoziato che si sono conclusi con l’Eurosummit del 12 luglio scorso e la concessione del nuovo programma di aiuti alla Grecia. La lunga crisi, che per la prima volta ha messo in discussione il principio stesso di irreversibilità dell’euro, ha dimostrato che si deve fare molto di più. Il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, lo dice chiaramente al termine dell’informativa letta ieri alla Camera: «Servono soluzioni in tempi rapidi per rafforzare la resilienza dell’area euro».
Il primo riferimento è il “Rapporto dei cinque presidenti” appena consegnato alla Commissione: «Offre spunti per il processo di rafforzamento istituzionale e strutturale che vanno sviluppati» ha detto Padoan. Che poi ha ribadito la linea su cui si muove il Governo: «L’Unione monetaria – ha spiegato – deve essere affiancata da un’Unione bancaria, in buona parte completata, e da una autentica Unione economica e fiscale, dove al rispetto delle regole si accompagni una altrettanto necessaria condivisione del rischio, necessaria e sostenuta da una adeguata mutualizzazione delle risorse».
Un percorso nel quale deve rientrare anche quella semplificazione allo studio sulle forme e i modi di finanziamento del bilancio europeo. Prima dell’informativa sulla crisi greca Padoan ne ha parlato in un Question time facendo anche riferimento al gruppo di alto livello sulle risorse proprie presieduto dal senatore Mario Monti: un lavoro di cui si vedranno i risultati l’anno venturo. Il dibattito è aperto a 360 gradi: dall’eurotassa, ipotesi non confermata dalla Germania, ai «fondi per redenzione del debito» o «meccanismi di assicurazione per l’Unione monetaria». Si vedrà.
Tornando alla relazione sulla Grexit sventata, Padoan ieri ha riassunto passaggio dopo passaggio la posizione dell’Italia alla luce dei tre programmi di assistenza finanziaria messi in campo per Atene, l’ultimo dei quali da parte del meccanismo europeo di stabilità (Esm) che non richiederà oneri aggiuntivi ai Paesi creditori: Roma ha versato la sua quota di 14 miliardi di euro l’anno scorso. Un allungamento delle scadenze per la restituzione da parte della Grecia dei prestiti ricevuti con i primi due programmi di aiuti avrebbe «effetti molto contenuti» sull’Italia o non ne avrebbe affatto, ha assicurato il ministro. «Il contributo italiano al primo programma è avvenuto attraverso un prestito bilaterale di 10 miliardi, i primi rimborsi in conto capitale sono previsti a partire dal giugno 2020, gli ultimi nel 2014 e pertanto non sono rientrati finora nell’orizzonte temporale del bilancio pluriennale» ha spiegato. «E un allungamento delle scadenze anche nell’ordine dei trent’anni prospettato dal Fondo monetario internazionale in alternativa alla cancellazione avrebbe un impatto molto contenuto». Il contributo al secondo programma, rappresentato dalla concessione di garanzie su titoli emessi dal meccanismo finanziario del fondo salva-stati (Efsf), ha comportato l’erogazione alla Grecia di 131 miliardi di euro, 25 miliardi la quota italiana. «Sul debito la Grecia ha ottenuto nel 2012 un allugamento scadenze di 15 anni, e una grazia sul pagamento di dieci anni». Anche in questo caso un ulteriore allugamento non comporterà oneri finanziari a carico dei creditori.
Ora, ha concluso il ministro, si tratta di guardare avanti sapendo che il percorso non sarà facile. Nei prossimi tre anni la Grecia dovrà attuare le riforme promesse in un contesto difficilissimo: le necessità di cassa del Governo ammontano a circa 86 miliardi da qui al 2018 di cui 25 per la sola ricapitalizzazione del sistema bancario. E il fabbisogno medio in questo triennio fluttuerà attorno al 10% del Pil con punte sopra la soglia del 15% – ha sottolineato Padoan – quella che per il Fondo monetario rappresenta il limite massimo di sostenibilità della finanza pubblica di un Paese.
«Una volta concluso l’accordo per il programma Esm, la Grecia avrà tre anni di tempo (e significative risorse) per avviare il grande programma di ricostruzione per una crescita sostenuta e sostenibile di cui ha bisogno – ha concluso Padoan -. Un risultato che si sarebbe potuto ottenere in tempi più rapidi e con costi assai più contenuti». È la lezione da imparare: scongiurato l’ultimo pericolo che avrebbe avuto effetti gravissimi per i paesi dell’area esterni all’Uem (ma nessun pericolo contagio per l’Italia), ora bisogna superare le incertezze e procedere, appunto, a quell’Unione «economica e fiscale» cui punta il nostro Governo.

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