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Dopo la «gita» del premier sta per arrivare una pioggia di progetti

A un certo punto del discorso pronunciato davanti allo stabilimento di piastrelle Atlas Concorde di Fiorano, Mario Draghi era così di buon umore che gli è uscita la parola «gita». Di sicuro la sua trasferta emiliana di martedì 1° giugno è stato un segnale preciso al Palazzo e ai malmostosi partiti che lo sostengono: il Paese reale si è rimesso in movimento, vuole fatti concreti e voi invece siete ancora ostaggi di un vecchio copione. Del resto chi a palazzo Chigi aveva preparato la «gita» sapeva di andare sul sicuro, l’Emilia-Romagna è la regione che è ripartita con maggior velocità e che sta snocciolando in una sequenza no stop di investimenti dall’estero, export a manetta, ambiziosi progetti aziendali di formazione del capitale umano e aperture di nuovi impianti manifatturieri.

la lista delle aziende coinvolte si è già allungata rispetto alle scorse settimane: Lamborghini, Ferrari, Granarolo, Ducati. Per dialogare con questa realtà, che gli forniva un meraviglioso assist, Draghi ha preparato un discorso in cui ha usato parole nuove, non certo pescate nel vocabolario di un tecnocrate. Territorio, terra, distretti produttivi. In sintesi potremmo dire che ha pronunciato un discorso glocal con il riconoscimento alla classe dirigente emiliana di avere addirittura una propria «visione del mondo», radicata nella tradizione ma capace di correre sui sentieri dell’innovazione. «Il sistema a filiera emiliano — spiega Lucio Poma, capo economista di Nomisma — si è dimostrato più adatto di altri di fronte alle sfide dell’industria 4.0, con le tecnologie che non stanno più chiuse dentro l’impresa ma coinvolgono l’intera catena del valore. È un sistema più flessibile e ha retto meglio di fronte alla pandemia».L’università

La «gita» di Draghi era composta da due tappe, Bologna e Fiorano. Nel capoluogo ha visitato il Tecnopolo, una realtà che a regime occuperà 1.500 tra ricercatori e tecnici, ma che rappresenta il sogno di Bologna di diventare una città della scienza riconosciuta in tutta Europa, aggiornando così la vecchie narrazione di una città poggiata su due gambe, la cultura umanistica e la manifattura.

In concreto il Tecnopolo ospiterà da giugno un data center, due supercomputer e in seguito, se tutto andrà bene, addirittura un’università targata Onu, l’unica nel Sud Europa. La specializzazione tecnologica bolognese sarà nel campo della relazione tra big data e cambiamento climatico. Un progetto ambizioso che la Regione non avrebbe chance di condurre in porto senza l’appoggio del governo, da qui il motivo principale che ha portato il governatore Stefano Bonaccini a organizzare la trasferta del premier. E Draghi a imporre il suo sigillo sul progetto.Le nuove iniziative

Fiorano è invece nel distretto di Sassuolo, cuore delle piastrelle italiane. Anche qui le parole spese da Draghi con il presidente di Confindustria Ceramica, Giovanni Savorani, sono state lusinghiere. La visita si è protratta oltre gli orari dettati dal cerimoniale e il premier ha voluto vedere anche l’area delle lastre ceramiche per capire l’uso del prodotto anche in outdoor. E pure in questo caso è successo che il tecnocrate abbia come ceduto il passa all’economista industriale. Ma da Sassuolo Draghi aveva innanzitutto l’ intenzione di parlare a tutta la manifattura italiana che ha tenuto in piedi il Paese nei duri mesi del lockdown e che ha saputo conservare la sua (seconda) posizione in Europa.Finite le visite ufficiali molto spesso le città ospitanti si rilassano, passata la festa e gabbato lo Santo si accontentano di incassare il dividendo della buona figura.

In Emilia invece non andrà così, si prospetta un trimestre di fuoco tra inaugurazioni e annunci ufficiali di nuovi progetti.

Partiamo da Maranello: le indiscrezioni parlano di un importante investimento produttivo di Ferrari nell’ordine delle centinaia di milioni relativo alla produzione di vetture elettriche e ibride e che comporterà l’ampliamento dello storico stabilimento. Non si hanno ancora stime sulle ricadute occupazionali, ma è chiaro che anche per effetto dell’investimento Faw-Silk Ev di Reggio Emilia il mercato del lavoro vivrà settimane di effervescenza.

Tra i progetti del Cavallino rampante c’è anche l’idea di potenziare il Museo Ferrari per intercettare flussi ancora maggiori di un turismo industriale che ha già una sua tradizione a Maranello. L’investimento Ferrari segue di poco un’analoga scelta della Lamborghini: 1,5 miliardi per i prossimi 4 anni per una scelta definita «un piano epocale sulla via della sostenibilità» dal presidente Stephan Winkelmann. Anche in questo caso il merito riguarda l’elettrificazione delle vetture della casa del Toro e l’abbattimento delle emissioni dello stabilimento di Sant’Agata Bolognese.

Da lì a Borgo Panigale in auto ci vogliono 27 minuti di auto e ci si ritrova in casa dei cugini della Ducati. La pandemia non ha ammazzato il mercato delle moto di alta gamma, tutt’altro e la casa di proprietà della Audi ha aumentato le assunzioni di stagionali previste per coprire i picchi di produzione. In ballo poi ci sono ulteriori progetti industriali e non dovrebbe passare molto tempo per avere dettagli e tempistiche.Food e rilanci

Investimenti in arrivo anche alla Granarolo, la cooperativa multinazionale del latte. «Stiamo pensando a un Innovation Center Granarolo a Bologna, in prossimità del nostro stabilimento — ci anticipa il presidente Gianpiero Calzolari —. Qui centralizzeremo tutte le attività di innovazione e ricerca e sviluppo e connetteremo l’Innovation Center con i poli di eccellenza tecnologica della città e della regione e con università italiane e straniere».

Al di là degli annunci delle multinazionali presenti in Emilia, tascabili e non, il clima di ripartenza che si respira in regione trova conferma anche da storie come quella della Demm, ingranaggi e trasmissioni per l’automotive. Una volta era considerata da queste parti la Fiat dell’Appennino, poi una crisi devastante l’aveva fatta diventare agli occhi degli emiliani il simbolo dei processi di deindustrializzazione delle zone a ridosso della montagna.

Ebbene negli ultimi mesi la Demm ha ricominciato a richiamare gli operai dalla cassa integrazione grazie alle commesse avute dalla Bonfiglioli riduttori, la multinazionale tascabile di Calderara considerata una delle aziende d’eccellenza della tecnologia 4.0.

La ripresa emiliana sembra essere così generosa da offrire una seconda chance anche a chi sembrava fuori mercato.

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