Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Dopo i ciclici è l’ora del dividendo

di Alberto Ronchetti

Il 2010 – complice il gran rimbalzo della ripresa mondiale, circa il 5%, dopo la crisi recessiva del 2009 – è stato l'anno delle azioni cicliche in Borsa. In Europa i sei settori più legati all'andamento economico – auto, industriali, lusso, materie di base, trasporto aereo e chimica – hanno messo a segno rialzi anche di tre o quattro volte superiori all'andamento dei benchmark.

Ma nel 2011 – un anno che, secondo gli economisti, vedrà la prosecuzione dello sviluppo mondiale, a ritmi però ben più lenti – cosa accadrà? Molti sostengono che, alla fine, il 2011 sarà grosso modo una fotocopia del 2010, pur se in un "ambiente ciclico" più rallentato.

Vedremo. Intanto però, dal punto di vista dell'investitore, lo scenario presenta diverse angolazioni critiche. Innanzitutto la questione della ripresa: l'anno scorso è stata brillante perché in tutti i Paesi emergenti il Pil ha segnato ottime performance, ma già ora e per i prossimi trimestri gli emerging (Cina in testa) si pongono il problema di frenare un'esuberanza che potrebbe spingere l'inflazione. Questo renderà più difficile sostenere lo sviluppo in Occidente. Però la crescita, anche se fragile, non è a rischio di imminenti cadute o di nuove recessioni.

Comunque – giusto per tutelarsi – già a dicembre i listini hanno avviato una sorta di rotazione settoriale, come fa notare PrimeView Independent Research, che potrebbe essere il preludio al passaggio del testimone dei settori più performanti nei prossimi mesi. Nell'ultimo mese del 2010, sottolinea lo studio, solo le risorse di base e gli industriali hanno continuato a sovraperformare l'Eurostoxx 600, mentre gli altri ciclici hanno fatto peggio del benchmark.

Quindi «è probabile – scrivono Jean-Luc Buchalet e Pierre Sabatier di PrimeView – che le scommesse perdenti l'anno scorso (specialmente il tema dei rendimenti) risulteranno vincenti nel 2011, a scapito dei ciclici che soffriranno per il rallentamento degli emerging».

Anche all'ufficio studi della banca privata svizzera Reichmuth & Co sono convinti che le dividend stocks quest'anno potrebbero rappresentare una buona opportunità. «Naturalmente bisogna scegliere anche in base alla diversificazione geografica (noi per esempio non compriamo indiscriminatamente i titoli ad alto rendimento dell'Europa meridionale) – dice Patrick Erne, analista di Reichmuth – ma è pur vero che mediamente le società alimentari e i prodotti per la cura della persona pagano un dividend yield un po' sopra il 3%, le farmaceutiche sono sul 4%, le oil companies attorno al 5%, le utilities remunerano gli azionisti con una cedola del 6% e le tlc di circa il 7%». Quindi la cedola può rappresentare un buon rifugio.

Ma torniamo allo scenario più generale. Al momento l'impatto dei pochi dati macro e microeconomici usciti nei primi dieci giorni dell'anno è sostanzialmente neutro, ma lo scenario previsivo inizierà già a chiarirsi nelle prossime sedute quando – in concomitanza con l'avvio della stagione delle trimestrali – le aziende comunicheranno le prime impressioni e le prime stime sull'andamento nel 2011.

Fra l'altro non bisogna dimenticare che i problemi dell'area Euro non sono stati risolti e potrebbero intensificarsi nel primo semestre. I tagli della spesa pubblica, il rinvio dei programmi di investimento e la sempre minor propensione ai consumi nei Paesi europei a maggior rischio di default e sotto schiaffo della speculazione potrebbero avere ripercussioni molto pesanti sulle aziende – e quindi sui listini – di queste nazioni.

«La situazione può essere congelata per qualche tempo – osserva Maurizio Novelli, Global strategist di Zest Asset Management –, ma è difficile poter immaginare che tutto possa rimanere in questo equilibrio precario per un lungo periodo. Le banche europee, Bce inclusa, sono esposte a possibili perdite sui titoli di Stato che hanno acquistato per azioni di sostegno. Alcuni Paesi dovranno attuare inevitabilmente una ristrutturazione del debito».

Quali? «Il 2011 potrebbe essere l'anno della resa per Grecia, Irlanda e Portogallo. Spagna e Italia saranno invece difese fino alla fine, perché possono superare la crisi avendo a disposizione margini superiori».

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

La Commissione europea ha avviato un’indagine formale antitrust per valutare se l’uso di Amazon ...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Nessuna esenzione per l'imposta di bollo dovuta dalle start up innovative e dagli incubatori certifi...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

La questione del big data, ossia dell’uso dei dati di mercato da parte delle imprese, soprattutto ...

Oggi sulla stampa