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Dopo Fca, un’altra operazione a stelle e strisce

A poche ore dalla prima assemblea dei soci Fca fuori dall’Italia, Exor annuncia un altro passo destinato a modificarne il dna. Il comunicato diffuso ieri pomeriggio, a Borsa chiusa, sull’intenzione della finanziaria degli Agnelli di acquistare la totalità di PartnerRe, è l’annuncio di un importante cambiamento di pelle. Con il più grande investimento finanziario nella storia della sua famiglia, John Elkann impegna 6,4 miliardi di dollari nel settore delle riassicurazioni. Quello di incassare i premi dalle società di assicurazione per garantirle a loro volta in caso di calamità naturali o altri disastri di entità paragonabile, non è mai stato il mestiere degli Agnelli. O meglio, non è mai stato il mestiere per cui sono diventati noti.
Bisogna tornare alle imprese finanziarie di Ifi e Ifil guidate da Umberto negli anni Novanta, per trovare iniziative simili. E infatti fu proprio la vecchia Exor di quegli anni (ormai sciolta) a partecipare alla fondazione di PartnerRe nel 1993. Altra epoca. Quando operazioni di questo genere erano considerate, con qualche sufficienza, semplici diversificazioni rispetto al core business dell’auto. Diversificazioni che furono in realtàmolto utili negli anni drammatici della crisi di inizio Duemila quando la vendita «dell’argenteria », come fu definita allora, servì a tappare i buchi dell’auto. E, per ironia della storia, fu proprio Umberto Agnelli, nei brevi anni della sua presidenza del gruppo, a scegliere la strada della cessione degli altri asset per salvare l’auto.
Ventidue anni dopo John Elkann torna alla conquista di PartnerRe con un contesto e un’intenzione diversi. Gli investimenti nella finanza non sono più una diversificazione o, nella migliore delle ipotesi, un’ancora di salvezza per l’auto. Sono, al contrario, il core business della finanziaria degli Agnelli, il suo principale mestiere. L’industria dell’auto, come quella delle macchine agricole e dei camion che in questi giorni tengono le loro assemblee dei soci ad Amsterdam, sono solo uno dei business di Exor. Importante, certamente («Noi crediamo molto in Fca», ha detto Elkann due giorni fa), ma non l’unico. Oggi il 45 per cento delle attività di Exor è in Fca, il 19 in Cnhi e il 6 in Cushman and Wakefield, l’immobiliare che dovrebbe essere venduta entro pochi mesi. Se andrà in porto l’operazione Partner-Re, il peso di Fca nelle attività di Exor scenderà al 41 per cento, quello di Cnhi al 17 e la nuova arrivata in portafoglio rappresenterà ben il 32 per cento. Un cambio molto significativo. Anche perché l’americana PartnerRe è al sesto po- sto nel mondo tra i gruppi riassicurativi e il 47 per cento del mercato delle riassicurazioni è negli States. Un altro passo in direzione dell’America, dove oggi è più facile trovare disponibilità di capitali rispetto alla Vecchia Europa.
In attesa che il dollaro forte possa riequilibrare la situazione facendo affluire capitali anche su questa sponda dell’Atlantico, è in fatto che quello di PartnerRe sarebbe il secondo grande investimento degli Agnelli in Usa dopo Chrysler. Una coincidenza che potrebbe diventare addirittura una indicazione sull’identità del futuro partner nell’auto che ancora due giorni fa Elkann annunciava come praticamente inevitabile nel breve-medio periodo. Nell’ipotesi di un’alleanza americana sarebbe assai probabile che il nuovo partner di Fca sia General Motors. È a quell’esito che pensava John Elkann rivolgendo lunedì pomeriggio il suo discorso agli azionisti di Exor e spiegando che «il consoldiamento dovrebbe tenere conto di fattori molto importanti come le identità e le culture»?
Nell’attuale contesto l’asse identitario di Fca e di Exor è una linea retta che parte dal Sud Europa e arriva al Nord America. L’operazione PartnerRe è un nuovo passo in quella direzione.
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