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Dopo elezioni, la Grecia nel caos. Fallito il primo tentativo di governo

ATENE — Dei tre giorni concessi per provare a formare il governo, ha sfruttato solo poche ore. Al tramonto Antonis Samaras è tornato del presidente Karolos Papoulias e ha rimesso il mandato. Con gli altri leader politici ha avuto poco da dirsi, gli incontri sono durati tra i dieci e i venti minuti, quello più lungo è stato con il socialista Evangelos Venizelos. Era il meno risolutivo perché i due partiti che hanno dominato la Grecia per quarant’anni, in alternanza dinastica, non sono in grado di raggiungere insieme i 151 deputati necessari per garantire la maggioranza. Il conservatore Samaras spiega di averci provato in tutti i modi, «è stato impossibile». Nuova Democrazia ha vinto le elezioni, ma è crollata dal 33,48 per cento del 2009 al 18,85.
Oggi tocca a Alexis Tsipras, il giovane capo di Syriza, che per la prima volta ha scalzato dal secondo posto il Pasok di Venizelos. Anche per lui non sarà facile raggranellare una coalizione, parte da 52 seggi. I comunisti del KKE, dove è cresciuto politicamente, gli hanno già detto di no. Sinistra Democratica è nata da un gruppo di fuoriusciti di Syriza che adesso potrebbero tornare a casa. Tsipras ha bisogno anche dei conservatori di Greci Indipendenti, con i quali condivide le posizioni anti-Troika e anti-Memorandum. Potrebbero trovare un’intesa sul progetto di rinegoziare l’accordo sul debito e respingere le misure d’austerità imposte da Unione Europea, Banca Centrale Europea, Fondo Monetario Internazionale in cambio di 130 miliardi di aiuti.
L’ingegner Tsipras deve riuscire a convincere, ammesso che lo voglia in questa fase di caos, i socialisti. Venizelos, l’ex ministro delle Finanze che ha portato il Pasok al minimo storico, apre a un governo di unità nazionale, composto «dai partiti che vogliano tenere la Grecia nell’euro e rinegoziare l’intesa con Bruxelles». Se anche i negoziati di Syriza dovessero fallire, il presidente passerebbe il mandato proprio a lui. Altri tre giorni a disposizione per le trattative: alla scadenza e ancora senza un governo, verrebbe fissata una nuova data per le elezioni, la più probabile il 17 di giugno.
I neonazisti di Alba d’oro (sesto dei sette partiti entrati in parlamento) restano fuori dai giochi di coalizione come intoccabili. I loro 21 deputati sarebbero importanti, nessuno nel Paese che ha subito l’occupazione tedesca e la dittatura militare è disposto ad avvicinarli.
Mentre Angela Merkel avverte da Berlino «è fondamentale che la Grecia vada avanti con il piano di riforme concordato», l’instabilità mette a rischio le decisioni che dovrebbero finalizzare altri tagli per circa 11,5 miliardi di euro nel biennio 2012-13. «Pasok e Nuova democrazia non sono stati in grado di dare risposte agli elettori — scrive Nick Malkoutzis sul quotidiano Kathimerini — hanno continuato con l’arroganza degli ultimi trentotto anni. Syriza ha invece cercato di offrire soluzioni radicali, magari discutibili come la proposta di dichiarare un default unilaterale. Sono riusciti a essere chiari e c’è qualcosa di molto simbolico nel fatto che i disoccupati greci siano 1,08 milioni e gli elettori conquistati dalla sinistra radicale 1,06».

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