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Donnet sfida i tassi zero E Caltagirone punta al 5 per cento

Le suggestioni estive hanno rinnovato per Generali il vecchio mito di una fusione con la concorrente francese Axa. «Solo fantasiose elucubrazioni, nessuna aggregazione», ha smentito venerdì a Cernobbio il presidente del Leone Gabriele Galateri. E forse chi ha immaginato come possibile autore del reiterato progetto un cast tutto transalpino, composto dal nuovo group ceo di Trieste Philippe Donnet, l’imprenditore grande azionista in Vivendi-Telecom Vincent Bolloré, il nuovo capo azienda di Unicredit e primo socio di Piazzetta Cuccia Jean-Pierre Mustier, ha tralasciato un particolare: il numero uno di Axa è da poco il tedesco Thomas Buberl.

A parte tuttavia scenari e battute, se una cosa hanno in comune questi grandi gruppi, oltre ad alcuni significativi legami azionari, è la medesima stagione che vivono o si apprestano a vivere, caratterizzata dal varo di nuovi o revisionati piani industriali, destinati a cambiare orizzonti strategici, modelli di business, perimetri di attività. Stagione che ha qualche denominatore comune di partenza e che è monitorata con attenzione dai principali soci.

L’osservazioneCosì per Generali appare evidente che, mentre non sembrano in agenda progetti di grandi fusioni cross-border, sotto il profilo degli assetti proprietari si possono notare sia la costante ascesa di Francesco Gaetano Caltagirone, passato nel giro di un anno e mezzo a Trieste dal 2% circa all’attuale 3,5% e, secondo quanto si accredita sul mercato, diretto verso il 4-5%, sia la stabilità degli altri azionisti principali. A cominciare dal primo socio Mediobanca che, senza obblighi di ridurre la partecipazione, a questi livelli di prezzo (che comunque significano rendimenti nell’ordine del 6-7%) appare convinta a mantenere la quota al 13%. Così come Del Vecchio, che si conferma terzo socio poco sopra il 3%, De Agostini che potrebbe conservare l’attuale 1,6% e Benetton con l’1%. Un gruppo dunque di soci che complessivamente detiene oggi circa il 23% delle Generali e che con il possibile ulteriore rafforzamento di Caltagirone, forte di oltre 1,5 miliardi di liquidità, potrebbe pesare circa un quarto del capitale.

La revisioneAzionisti ai quali Donnet, scelto consensualmente per la successione a Mario Greco, presenterà in novembre una revisione del piano industriale, che comprenderà continuità e correzioni di rotta rispetto al business plan elaborato l’anno scorso dal precedente group ceo. Il quadro di fondo, caratterizzato da un lungo ciclo di tassi d’interesse tendenti a zero, si riflette sui prezzi dei titoli finanziari e assicurativi in Borsa e quindi anche su quello del Leone. Ma ciò, come ha lasciato intendere Galateri, non sembra destare particolari preoccupazioni («puntiamo a tornare già l’anno prossimo nell’Eurostoxx 50») perché la vera partita si gioca prima che sul listino sul quadro operativo: l’impegno è sviluppare fonti diverse di ricavo e redditività e lavorare su costi e integrazione delle tecnologie. Se però il mandato assegnato ai capi azienda presenta punti in comune, ci sono poi specificità sui quali i singoli ceo stanno lavorando nel rivedere le strategie di medio lungo periodo.

Le Generali, di fronte ai tassi-zero,’ che Donnet ha imparato a conoscere bene quando per Axa è stato numero uno in Giappone e ceo Asia Pacific, e che restano il terreno su cui muoversi nell’elaborazione dei piani industriali (nonostante qualche segnale di una futura inversione cominci a pervenire dagli Stati Uniti), presentano rispetto ai grandi concorrenti europei un’esposizione maggiore: il portafoglio assicurativo del Leone è per il 70% concentrato nel ramo vita con prodotti ad architettura più tradizionale. Perciò tra i pilastri del turnaround operativo, rispetto alla strategia precedentemente orientata su vendite e turnaround finanziario, ci sarà un ribilanciamento a favore dei rami danni e una spinta verso prodotti ibridi e unit linked. Nel frattempo, però, verrà prestata un’attenzione selettiva al portafoglio titoli per continuare a garantire rendimenti adeguati agli assicurati. Il gruppo detiene bond governativi per 180 miliardi, dei quali oltre 70 sono investiti in titoli di Stato italiani. Una parte considerevole di tali titoli presenta durata lunga e tassi ancora alti. In occasione della presentazione dei dati semestrali è stato dunque sottolineato che in linea di massima la conservazione di tali cedole può oggi prevalere rispetto alla realizzazione delle plusvalenze realizzabili con la vendita dei relativi bond.

Gli altri pilastri del piano rivisto saranno la semplificazione organizzativa e del business, una maggiore aggressività sui costi, un’attenzione particolare alla redditività in Germania e Francia, i due country maggiori dopo quello italiano, la concentrazione nei mercati più profittevoli, a più alto potenziale e a presenza del gruppo più significativa, il rafforzamento nel risparmio gestito. E su questo ultimo punto sul mercato si accreditano ipotesi come quella di una eventuale aggregazione di Banca Generali con Fineco, operazione che sarebbe coerente con il piano di dismissioni al quale punta Mustier e con gli obiettivi di mix di business del Leone.

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