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Donne subito in pensione a 62-63 anni

di Davide Colombo e Marco Rogari

Contributivo pro rata per tutti dal 2012. Innalzamento immediato dell'età pensionabile delle donne a 62-63 anni per giungere progressivamente nel 2016 o nel 2018 all'equiparazione della soglia di vecchiaia per gli uomini che dovrebbe salire da 65 a 66-67 anni. Obbligo della maturazione di almeno 20 anni di contribuzione per tutti i trattamenti. Blocco parziale (salve le fasce deboli) della rivalutazione degli assegni sulla base dell'inflazione. Graduale innalzamento dell'aliquota contributiva degli autonomi di 1-2 punti. Il piano organico per completare, nel segno dell'equità attuariale e del rigore, la riforma delle pensioni è ormai pronto, come ha lasciato intendere lo stesso ministro del Lavoro, Elsa Fornero, da Bruxelles. Anche se alcune tessere del mosaico sembrano essere ancora ballerine. A cominciare da quella sull'abolizione delle anzianità per la quale restano ancora in campo due ipotesi.
La prima opzione, che allo stato attuale sembra essere quella più gettonata, prevede il superamento integrale dei pensionamenti di anzianità attraverso l'introduzione di quello che a regime dovrebbe diventare il sistema unico per i pensionamenti di tutti i lavoratori: uscite da un minimo di 66-67 anni (la soglia di riferimento della vecchiaia) a 70 anni, con eventuali disincentivi per chi, almeno nella prima fase, esce con 63, 64 e 65 anni. Sotto l'asticella dei 63 anni dovrebbero essere consentiti soltanto i pensionamenti ancorati esclusivamente al canale contributivo (a prescindere dall'età anagrafica) che salirebbe però dagli attuali 40 anni +1 (per effetto della finestra unica) a 41+1, ovvero a 42 anni. Una corsia preferenziale verrebbe assicurata ai lavoratori impiegati in attività usuranti per i quali rimarrebbe in vigore il meccanismo della quota (somma di età anagrafica e contributiva) che da 94 lieviterebbe però a 97.
L'innalzamento della soglia contributiva dei 40 anni a 41-42 anni, alla quale sono collegati circa due terzi delle pensioni di anzianità (si veda l'articolo a pag. 6), non piace ai sindacati, che continuano a chiedere al governo l'immediata apertura del confronto. Ma anche l'opzione alternativa per frenare le anzianità, congegnata dai tecnici del Tesoro, non è in linea con le richieste di Cigl, Cisl e Uil: passare dall'attuale quota 96 a quota 100 entro il 2015, possibilmente vincolando a questo meccanismo anche le uscite anticipate con il solo canale contributivo ("60+40"). Al di là di quella che sarà l'opzione scelta dal Governo, non è comunque da escludere del tutto che, alla fine, il requisito dei 40 anni possa rimanere invariato.
In ogni caso la riforma sarà varata lunedì assieme alla manovra. «Il governo ha in preparazione, e verosimilmente sarà annunciata nei prossimi giorni, una riforma incisiva ma che rispetta il principio dell'equità tra le generazioni», ha detto la Fornero dopo un incontro con i ministri del Lavoro europei.
Il ministro, che si dice pronto al confronto con le parti sociali, ha confermato che il perno del suo piano è l'estensione a tutto campo del metodo contributivo pro rata: «Le eccezioni saranno fatte verso il basso e non verso l'alto». Fornero ha poi detto che il pacchetto destinato ad approdare lunedì al Consiglio dei ministri potrebbe prevedere anche «l'accelerazione di alcuni sentieri di adeguamento sull'età delle donne che già erano stati adottati dal governo precedente con una lunghezza che oggi non è più consentita». In altre parole il passaggio dai 60 anni a 67 anni dal 2014 al 2026 verrebbe velocizzato e corretto: 62-63 anni subito per poi salire a 66-67 anni entro il 2016 o 2018). Progressivo sarà anche l'aumento delle aliquote degli autonomi: ritocchi dello 0,2-0,4% ogni 6-12 mesi, che a regime dovrebbero garantire 1-1,2 miliardi. Complessivamente l'intervento sull'età pensionabile miscelato al contributivo per tutti dovrebbe valere a regime oltre 15 miliardi, almeno 2-3 nella prima fase (tra il 2012 e il 2014). Dallo stop parziale delle perequazioni arriverebbero 1,5-2 miliardi (5-6 miliardi nel caso di un blocco totale).

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