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Donne e nodo Recovery Draghi sceglie l’8 marzo per il ritorno in pubblico

Ha scelto la giornata delle donne Mario Draghi per il suo secondo discorso pubblico da presidente del Consiglio, visto che era già intervenuto, in presenza, all’inaugurazione dell’anno giudiziario della Corte dei Conti. Parlerà oggi pomeriggio inviando un video messaggio alla commissione Pari opportunità in occasione dell’8 marzo. Scelta non casuale, ancor più in una fase di peggioramento della pandemia in tutto il Paese. Perché il rilancio dell’occupazione femminile e la riduzione delle diseguaglianze tra uomini e donne, comprese quelle retributive, sono una questione strategica nel programma di governo. Draghi lo ripeterà oggi. Sostenendo che senza un pieno coinvolgimento delle donne la ricostruzione dell’Italia post Covid-19 non sarà completa. L’Italia è tra i Paesi europei nei quali nei quali il differenziale retributivo tra uomini e donne è più marcato e il tasso di occupazione femminile è tra i più bassi, sotto il 50%. E gli ultimi dati dell’Istat certificano che la caduta del tasso di occupazione è stata quasi doppia tra le donne rispetto agli uomini. Nella giornata della donna, Draghi parteciperà anche alla cerimonia al Quirinale con il Presidente, Sergio Mattarella, e nel pomeriggio incontrerà una delegazione della Commissione d’inchiesta parlamentare sul femminicidio.
La questione femminile si giocherà pure nel Recovery Plan che dovrà essere presentato a Bruxelles entro il 30 aprile. C’è, in questa prospettiva, un passaggio importante nel discorso programmatico di governo letto da Draghi al Senato: «Una vera parità di genere non significa un farisaico rispetto di quote rosa richieste dalla legge: richiede che siano garantite parità di condizioni competitive tra generi». Nella prima bozza del piano redatto dal precedente governo Conte sembrava che gli interventi per la parità di genere fossero strategici, con una serie di indicazioni dettagliate. Poi nelle versioni successive, fino all’ultima presentata in Parlamento, la questione è diventata più sfumata, assai meno strategica con i 400 milioni di stanziamento per l’imprenditoria femminile. Per il resto il lavoro femminile affrontato nella vecchia logica degli incentivi all’impiego, per le donne, per i giovani, per le aree del Mezzogiorno. Un approccio che nel passato non ha sostanzialmente dato risultati, confermando che le aziende assumono perché hanno bisogno di quel determinato profilo professionale non perché c’è l’incentivo fiscale o contributivo. Su questo nel nuovo Recovery Plan potrebbe esserci un cambio di direzione.
In parte l’ha anticipato Draghi quando ha spiegato che «garantire parità di condizioni competitive significa anche assicurarsi che tutti abbiano eguale accesso alla formazione di quelle competenze chiave che sempre più permetteranno di fare carriera – digitali, tecnologiche e ambientali». Qui potrebbe esserci davvero la svolta con nuovi investimenti per favorire la scelta delle giovani donne nel formarsi nei settori considerati decisivi per la ricostruzione.
Complessivamente l’Europa ha destinato il 57% delle risorse del Recovery alle due transizioni strategiche, quella digitale, a cui andrà il 20% del totale e quella dello sviluppo sostenibile (37%). In questi settori, però, c’è un dato italiano che colpisce: l’occupazione è per l’85% maschile. Dunque, senza interventi mirati per spostare lì l’occupazione femminile, c’è il rischio concreto di accentuare le diseguaglianze di genere anziché attenuarle.
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