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Donne e giovani per i bandi del Pnrr

Partecipazione ai bandi che verranno prodotti dal Recovery plan vincolata all’assunzione di donne e giovani. Un nuovo piano per combattere il lavoro nero, con un incontro già fissato a stretto giro con l’Ispettorato nazionale per identificare le linee guida. Rafforzamento dell’equo compenso, che deve essere anche identificato come una «leva per qualificare, valorizzare e riconoscere il contributo dei professionisti». Sono i punti principali dell’intervento del ministro del lavoro Andrea Orlano andato in scena ieri durante il Festival del lavoro. Il ministro ha illustrato le linee guida del dicastero anche alla luce del Recovery plan. Formazione, politiche attive e centri per l’impiego gli altri punti trattati nel discorso.

«Nel Pnrr c’è un impegno importante», le parole di Orlando, «ovvero quello di prevedere una serie di vincoli per l’assunzione di donne e giovani per le aziende che parteciperanno ai bandi realizzati con le risorse del Recovery plan. È una conquista molto importante, considerando che donne e giovani sono tra le categorie che hanno sofferto di più il peso della pandemia». Il ministro ha poi posto l’attenzione sull’equo compenso e sulla necessità di rafforzare la norma introdotta con la legge di bilancio 2018: «penso che questa mole di investimenti e questa spinta per il futuro necessitino di una valorizzazione del mondo delle professioni; per questo penso che vada ripresa una battaglia, quella dell’equo compenso, che non deve esser soltanto una risposta giurisdizionale al rischio di una sottovalutazione economica del contributo professionale, ma deve essere una leva per qualificare, valorizzare e riconoscere il loro lavoro». Sono già in discussione in Parlamento più provvedimenti che mirano a rafforzare la misura (si veda ItaliaOggi del 22 aprile scorso).

Orlando ha poi parlato di lotta al lavoro nero, capitolo verso il quale «bisogna cambiare marcia. Da qui a pochi giorni ho in programma un’interlocuzione con l’Ispettorato nazionale; l’obiettivo è quello di definire un nuovo importante piano di controlli e ispezioni, anche per rispondere a una precisa richiesta dell’Unione europea. Uno dei problemi del nostro paese è quello di riuscire a individuare i fenomeni di eversione, di caporalato e di sfruttamento. Questo va fatto senza atteggiamenti vessatori, ma impostando una interlocuzione seria con le filiere e con i professionisti».

Attenzione, infine, all’incontro tra domanda e offerta di lavoro, con il potenziamento dei centri per l’impiego, cercando di diminuire le differenze tra regioni: «Si tratta ora di mettersi a correre: in alcuni casi i bandi sono già partiti nonostante la pandemia, in altre regioni non esistono ancora neanche i piani».

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