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Dominio rumeno, cinesi nascosti l’atlante del credito agli immigrati

ROMA — I filippini chiedono meno mutui, perché vivono nelle case dove lavorano. Cingalesi e indiani ricercano più prestiti personali, per finanziare microimprese o piccoli negozietti di frutta e verdura. I cinesi evitano le banche, preferendo le reti informali dei connazionali. Come gli africani sub-sahariani, ancora lontani da una solida cultura finanziaria. Al contrario, i rumeni sono i più vivaci. Nel 2012 un quinto di tutte le domande di credito espresse dai “nuovi italiani”, quindi stranieri cittadini, erano targate Romania. In cifre, mezzo milione di istanze, pari al 22% del totale. A seguire, nella speciale classifica, albanesi (6,1%) e marocchini (5,7%).
Richiedere un mutuo, una somma in prestito per piccoli acquisti o un’apertura di credito per avviare modesti commerci è sempre più considerata una chiave per capire a che punto è il processo di inserimento e integrazione degli stranieri in Italia. Lo si capisce leggendo il Rapporto Crif sulla domanda di credito da parte dei cittadini non italiani, il primo nel suo genere. Si scopre così che nel 2012 si sono registrate in Italia domande per almeno un finanziamento da parte di cittadini provenienti da ben 209 Paesi. Un segnale di vivacità, nonostante la crisi, i lavori precari e i redditi incerti che flagellano gli stranieri più degli italiani, costringendo molti di loro sulla via di casa.
Le sorprese non mancano. A partire dal fatto che numerosità delle comunità e domande presentate (per lo più piccole cifre, solo gli olandesi hanno chiesto in media 58.387 euro) non sono per forza elementi correlati. E così è vero che le prime tre nazionalità in classifica — rumeni, albanesi, marocchini — sono in effetti le più consistenti: quasi un milione di neo cittadini da Bucarest, mezzo milione da Tirana, oltre 450 mila da Rabat. Ma l’equazione si inverte nel caso dei cinesi e degli ucraini, ad esempio. Entrambe le comunità sono numerose, oltre le 200 mila unità. Eppure in fondo alla classifica di richieste. I primi addirittura al ventisettesimo posto, i secondi solo all’undicesimo. In questi casi, con tutta evidenza, prevalgono la cerchia familiare, amicale o altre reti di appoggio. Altra sorpresa: l’Africa. A parte i marocchini, più intraprendenti, nigeriani e ghanesi — 53 mila i primi, 47 mila i secondi — sono decisamente sotto la media nell’approccio con banche e finanziarie.
«Indubbiamente le domande di mutui immobiliari denotano un solido progetto di integrazione e stabilizzazione», chiarisce Simone Capecchi, direttore Sales& Marketing di Crif. «Su questo fronte è eclatante la ridotta quota di richieste dei senegalesi, sono 36esimi: probabilmente pensano all’Italia come ad una tappa di passaggio. Mentre per quanto riguarda i prestiti personali, una quota è sicuramente diretta a sostenere l’acquisto di strumenti di lavoro. Un’alternativa al credito di impresa». D’altro canto, la domanda di credito dei “nuovi italiani” è una fetta importante del totale: 12% delle richieste inoltrate dalle famiglie nel 2012. Quante di queste sono state accolte? Il dato non c’è, ma si presume poche. Il credito arriva col contagocce, per tutti, in questi anni di crisi. Le banche sono più severe, i lavori più precari. E i sogni di integrazione solo sogni, per ora.

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