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Domicili fittizi, stretta a Milano

di Valerio Stroppa 

Stretta del fisco lombardo sulle domiciliazioni fittizie utilizzate al solo scopo di intralciare i controlli. Sono diverse le società che negli ultimi giorni hanno ricevuto dall'Agenzia delle entrate di Milano una lettera di tipo bonario che invita il contribuente a porre rimedio autonomamente all'anomalia riscontrata.

Nel mirino le aziende che, per sfuggire agli «occhi» degli uffici territorialmente competenti, mantengono la propria sede legale nel capoluogo meneghino, mentre di fatto esercitano la propria attività nella sede amministrativa e/o operativa in un altro comune. Talvolta dall'altra parte d'Italia. Il termine concesso dall'amministrazione finanziaria al contribuente per procedere di propria iniziativa al cambio di domicilio è di 45 giorni. Dopodiché, qualora ciò non sia avvenuto, scatterà il trasferimento d'ufficio.

La normativa. Ai sensi dell'articolo 58, comma 3 del dpr n. 600/1973, di regola, per le società costituite conformemente al dettato civilistico il domicilio fiscale coincide con il comune in cui è localizzata la sede legale. Il successivo articolo 59, tuttavia, dà facoltà all'ufficio di stabilire il domicilio fiscale del contribuente nel comune dove questo «svolge in modo continuativo la principale attività, ovvero, per i soggetti diversi dalle persone fisiche, nel comune in cui è stabilita la sede amministrativa».

L'operazione in Lombardia. Il fenomeno dei domicili fiscali «di comodo» ha assunto negli anni dimensioni molto rilevanti nella città di Milano. Ed è proprio per questo che, sul finire dello scorso anno, la Direzione provinciale I dell'Agenzia delle entrate meneghina ha deciso di approfondire la questione. Consultando le banche dati, gli 007 del fisco avevano svelato che ad inizio 2011 nel solo centro risultava concentrato un terzo delle sedi legali delle società esistenti nel comprensorio cittadino (circa 32.500, nell'85% dei casi società di capitali). Centro città nel quale si trova la maggior parte dei professionisti che offrono il servizio di domiciliazione. Centinaia le posizioni vagliate, che hanno portato nella prima metà dell'anno a circa una ventina di trasferimenti d'ufficio (si veda ItaliaOggi del 14 luglio 2011). Le verifiche, operate sia attraverso l'incrocio telematico dei dati sia tramite accessi presso i soggetti domiciliatari (tre volte su quattro uno studio professionale), avevano fatto emergere esiti piuttosto clamorosi, come le 830 società domiciliate in via Monti, le 560 di via Boccaccio o le oltre 500 di corso Venezia. I funzionari delle Entrate guidati dal direttore regionale Carlo Palumbo hanno proseguito sulla strada tracciata tra il 2010 e il 2011 e, nelle ultime settimane, decine di contribuenti sono stati raggiunti dall'invito a mettersi in regola.

La missiva. La nota spedita dalla Dr Lombardia ricorda alle imprese che il dpr n. 600/1973 prevede la possibilità per l'ufficio di ricondurre il domicilio fiscale nel comune ove il contribuente gestisce e amministra la propria attività. Pertanto, alla luce della divergenza tra la sede legale e quella operativa risultante dal controllo, e sussistendo così le condizioni previste dal citato articolo 59, comma 3 per dare luogo al trasferimento d'ufficio, viene chiesto alla società di procedere autonomamente alla variazione del domicilio fiscale. Entro 45 giorni dal ricevimento della lettera, quindi, il contribuente più collaborativo dovrà trasferire la sede legale. O, in alternativa, potrà spostare solo il proprio domicilio fiscale, presentando però istanza motivata alla Direzione centrale accertamento di Roma. In caso di inerzia, invece, scatterà il trasferimento coattivo del domicilio. Resta naturalmente salva la possibilità per il contribuente di far valere le proprie ragioni in contraddittorio, rivolgendosi alla direzione regionale.

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