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Domani la golden share in cdm

Il primo forte segnale dovrebbe arrivare già domani quando sul tavolo del Consiglio dei ministri arriverà il regolamento sulla golden share. Una prima mossa, questa, con la quale il Governo vuole recuperare il terreno perso per scongiurare il rischio di perdere definitivamente la presa sulle infrastrutture strategiche di Telecom. Il testo a livello tecnico è praticamente pronto – si parla di un Dpr –, ma manca il via libera politico che dovrebbe arrivare oggi dal premier Letta. L’obiettivo sarebbe infatti quello di far arrivare il Governo “attrezzato” martedì prossimo quando Letta riferirà alla Camera sul caso Telecom. Solo in un secondo momento, appena possibile, si studierebbe lo scorporo della rete in una società che veda un significativo ingresso di Cassa depositi e prestiti.
A confermare l’accelerazione del Governo è stato ieri il ministro dell’Economia: «C’era un lavoro per adattare la norma che consente di intervenire per tutelare gli interessi strategici anche per le società non controllate dallo Stato. Questi lavori – ha chiarito Fabrizio Saccomanni – saranno accelerati». Il ministro ha spiegato poi che non c’è tutta questa fretta («l’operazione comincia nel 2014, quindi ci sono i tempi») e si è detto convinto che da parte degli azionisti ci sarà la «consapevolezza» sulla strategicità degli interessi di gestione della rete fissa: «Una gestione per questo tipo di esigenze si trova, si può scorporare o stabilire regole di governance con un ruolo per l’azionista pubblico», ha aggiunto il ministro. Su questo punto il viceministro allo Sviluppo economico con delega alle comunicazioni, Antonio Catricalà, è stato ancora più netto: «Se per scorporo della rete si intende separazione societaria questa si può imporre anche con una legge: quello che non si può fare è un esproprio senza indennizzo».
Il testo sul regolamento della golden share (in realtà «golden power») già «ampiamente approfondito», ormai è solo una decisione «di carattere politico, di vertice», ha confermato ieri Catricalà in audizione al Senato. Insomma l’ultima parola spetterà al premier: «Aspettiamo il suo ritorno dagli Usa».
L’attenzione sul dossier a Palazzo Chigi è dunque massima. Tenuto conto anche dell’avvertimento lanciato dal presidente del Copasir, Giacomo Stucchi che nell’operazione Telecom ieri ha chiesto di garantire «la sicurezza nazionale». Palazzo Chigi sta lavorando a un regolamento in cui si individuano gli asset “attivi” di particolare interesse nazionale nell’ambito di diverse attività aziendali. Tra queste, ovviamente, la rete Telecom per quel che riguarda le telecomunicazioni, ma il regolamento dovrebbe spaziare in diversi settori industriali: dall’energia ai trasporti. Tra le ipotesi dell’ultima ora c’è anche quella di studiare una modifica chirurgica al regolamento, approvato a novembre 2012, che individua le attività di rilevanza strategica per il sistema difesa. Tra cui inserire appunto la rete di Telecom.
La svolta impressa da Telefonica in Telco, in sostanza, ha fatto improvvisamente alzare il livello di guardia su una questione, l’italianità della rete di Telecom, che si trascinava da tempo. Da qui l’accelerazione sul regolamento per completare la golden share varata dal Governo Monti nel 2012 e rimasta da allora “monca”. In realtà un testo arrivò nel Consiglio dei ministri del 27 marzo scorso, ma non se ne fece nulla anche perché era una materia troppo delicata per quel Governo ormai in ordinaria amministrazione. Poi con l’arrivo di Letta il dossier è finito in secondo piano.
Sulla necessità di separare la rete ha insistito ieri con forza Catricalà che oltre a sottolineare l’esigenza di mantenere i livelli occupazionali si è detto convinto che la modifica dell’assetto di Telco «può essere una buona occasione per accelerare l’operazione che l’azienda ha già avviato nel senso di una separazione societaria con una governance indipendente». A tale riguardo «per il Governo l’obiettivo resta prioritario – ha proseguito – e prevede una partecipazione significativa della Cassa depositi e prestiti non in funzione di sostegno o di aiuto ma come scelta imprenditoriale in un’attività profittevole». Non solo. «Se altri soggetti volessero partecipare» sarebbe «certamente un fatto positivo».

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