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Domani Grilli alla Camera Il Pd pronto a dare battaglia

Dopo il sì di Banca d’Italia all’emissione di Monti-bond da parte di Mps la parola, per il via libera definitivo, passa al Tesoro che quei titoli dovrà sottoscrivere. Intanto però oggi sarà il mercato a dare la prima risposta alla decisione, presa venerdì dall’assemblea di Rocca Salimbeni, di ricorrere al prestito dello Stato fino a 3,9 miliardi per aumentare il proprio capitale. La Borsa, venerdì ha salutato favorevolmente l’iniziativa dopo i crolli dei giorni precedenti, bisogna vedere se lo farà anche oggi e se non ci saranno tensioni sul debito sovrano per effetto degli scossoni che hanno colpito una delle più grandi banche del paese.
Il ministro dell’Economia, Vittorio Grilli, illustrerà domani in Parlamento — dove probabilmente si troverà di fronte un Pd pronto a dar battaglia — le linee principali del Montepaschi-story ripercorrendo le tappe dell’intervento delle Autorità, di Banca d’Italia e del Tesoro, rispetto alla crisi della banca senese che non è certo una cosa degli ultimi giorni. Importante in questa direzione sarà nella mattinata sempre di domani la riunione del comitato per la stabilità finanziaria, convocato prima dello scoppio dello scandalo dei derivati della banca senese, ma che diventerà la sede per analizzare nel dettaglio l’accaduto. Alla riunione, oltre a Grilli e al direttore generale Vincenzo La Via parteciperanno infatti il presidente della Consob, Giuseppe Vegas, e il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, che sarà affiancato dal direttore generale Fabrizio Saccomanni presente nella sua nuova veste di presidente dell’Ivass, il nuovo organismo in cui è confluito l’Isvap titolare della vigilanza sulle assicurazioni. Banca d’Italia e Tesoro, Visco e Grilli, ognuno per suo conto, hanno insistito nel mettere in luce il coordinamento delle rispettive azioni. «Non c’è contrasto ma cooperazione» hanno ripetuto uno dopo l’altro. Ma certo non si può dimenticare che nella sua prima reazione a caldo, dopo lo scoppio dello scandalo dei derivati della banca della città del Palio e le dimissioni dal vertice dell’Abi del suo ex presidente, Giuseppe Mussari, il ministro abbia rimarcato, dando l’impressione di voler prendere le distanze, che i controlli sulle banche «spettano alla Banca d’Italia». Un piccolo strappo, subito rientrato anche perché al Tesoro spetta la Vigilanza sulle Fondazioni bancarie e nel caso della crisi di liquidità di Mps, l’ente Monte dei Paschi ha avuto un ruolo fondamentale, visto che per l’aumento di capitale necessario per consentire alla banca l’acquisto di Antonveneta, senza dover diluire la propria quota di maggioranza, si è fortemente indebitato «mettendo a rischio anche la propria struttura finanziaria», come osservò nel luglio 2012 in Parlamento il capo della Vigilanza Federico Signorini.
Forse uno degli interrogativi aperti dalle vicende di Siena è proprio il ruolo delle fondazioni, che secondo lo statuto e la legge Ciampi che le ha regolate, devono ridurre le proprie quote e soprattutto non devono assumere ruoli di gestione nelle banche partecipate.
Ma dalla riunione del Comitato, che non può prendere decisioni, dovrà anche scaturire una rassicurazione sulla solidità di Mps, che è la terza banca del Paese, e dell’intero sistema bancario per non innescare pericolose cadute di fiducia. Spetterà a Visco e Saccomanni fornire le cifre nell’illustrare, passo dopo passo, la lunga storia dei controlli al Montepaschi, iniziati con un’ispezione di tre mesi e terminati praticamente, come dicono a Palazzo Koch, con «un’ispezione permanente», il ricambio dei vertici, l’avvio di un piano di ristrutturazione e una serie di segnalazioni alla Consob e alla magistratura. Ora c’è la necessità di rilanciare, senza ritardi, la banca, dicono i nuovi amministratori Mps Alessandro Profumo e Fabrizio Viola. I Monti-bond — che assicureranno allo Stato un interesse del 9% annuo — serviranno appunto a dare la sicurezza patrimoniale e a certificare che il Monte dei Paschi, come ha detto Visco, è una banca stabile.

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