Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Domande riconvenzionali senza vincolo di mediazione

La domanda riconvenzionale non richiede la procedura di mediazione. Lo ha ribadito il tribunale di Reggio Calabria (giudice Minutoli) con ordinanza del 22 aprile 2014.
La pronuncia è scaturita da un giudizio di divisione di un immobile caduto in successione, in cui uno dei convenuti aveva proposto domanda riconvenzionale per ottenere il riconoscimento del diritto di abitazione sul bene. La parte che aveva promosso l’azione di divisione aveva eccepito l’inammissibilità di questa domanda perché introduceva una nuova azione e non era stata preceduta dalla procedura di mediazione obbligatoria.
Il giudice reggino respinge questa eccezione ed esclude anche che sorga in capo a lui l’obbligo di invitare la parte ad attivare la mediazione, perché ritiene che questo obbligo non si possa estendere alle domande riconvenzionali sollevate dal convenuto o dai terzi nel corso del procedimento. Il tribunale di Reggio Calabria richiama anche la pronuncia dell’11 luglio 2011 del tribunale di Palermo, sezione distaccata di Bagheria, che era giunta ad analoghe conclusioni.
L’articolo 5 del decreto legislativo 28/2010 impone di tentare la mediazione a chiunque intenda esercitare in giudizio un’azione; la norma, quindi, non distingue tra domanda principale e domanda riconvenzionale. Tuttavia, secondo il tribunale calabrese, questa norma va interpretata in conformità alla sua ratio e in armonia con i principi della ragionevole durata del processo e dell’efficienza ed effettività della tutela giurisdizionale.
Pertanto, quando un giudizio è stato già promosso e viene avanzata una domanda riconvenzionale, l’obbligo di preventiva mediazione non potrebbe sortire il suo scopo prioritario, cioè quello di evitare che si instauri un processo. Anche se si inducesse il convenuto, attore in riconvenzione, a procedere alla mediazione ed essa avesse un effetto positivo rispetto alla questione dedotta, la domanda principale non verrebbe comunque meno e il processo dovrebbe proseguire. Inoltre, la mediazione allungherebbe inutilmente il giudizio, tanto più che la domanda principale dovrebbe già essere stata, a sua volta, preceduta da un tentativo di mediazione, evidentemente fallito.
Infine, il tribunale ricorda un dato testuale che conferma la non obbligatorietà della mediazione per le domande riconvenzionali. Infatti, l’articolo 5 del Dlgs 28/2010 dà facoltà al solo convenuto di eccepire il mancato tentativo di mediazione; e il convenuto è chi viene citato in giudizio e non chi, dopo avere promosso un’azione, sia a sua volta destinatario di una domanda, collegata a quella originaria.
Il giudice àncora la sua interpretazione anche alla direttiva 2008/52/Cee in tema di equilibrata relazione tra procedimento giudiziario e mediazione; d’altronde, se anche le domande riconvenzionali proposte all’interno di un giudizio promosso da chi ha già esperito senza esito positivo una procedura di mediazione, dovessero essere obbligatoriamente precedute da un’ulteriore procedura di mediazione, si creerebbero delle cause di sospensione obbligatoria del processo, senza alcuna possibilità per il giudice di verificare l’eventuale scopo dilatorio dell’azione del convenuto o del terzo.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Un voluminoso dossier, quasi 100 pagine, per l’offerta sull’88% di Aspi. Il documento verrà ana...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

La ripresa dell’economia americana è così vigorosa che resuscita una paura quasi dimenticata: l...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Ancora prima che l’offerta di Cdp e dei fondi per l’88% di Autostrade per l’Italia arrivi sul ...

Oggi sulla stampa