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Domanda record per i corporate bond

Torna la febbre dei bond tra le imprese italiane. A dare il polso della ritrovata stabilità, dopo giorni trascorsi sull’ottovolante, è l’elenco dei collocamenti di imprese italiane che hanno scelto la via delle emissioni obbligazionarie da Fiat, ad Amplifon fino a Buzzi in grado di catalizzare in un solo giorno richieste dagli investitori italiani ed esteri per oltre 4 miliardi di euro.
Il mercato non si era completamente chiuso neppure nelle settimane buie seguite alle dichiarazioni del presidente della Federal Reserve Ben Bernanke dello scorso 22 maggio che a sorpresa aveva annunciato di volere chiudere i rubinetti della liquidità, risvegliando i mercati dal torpore in cui si erano cullati fino a quel momento, consci che quella risorsa non era più inesauribile. Soltanto le parole del presidente della Bce, Mario Draghi giovedì scorso, assicurando tassi ancora bassi a sostegno della ripresa economica, avevano frenato la volatilità tra le due sponde dell’Atlantico. Fino a quel momento soltanto le top rated e corporate investment grade avevano trovato terreno fertile dall’Eni ad A2A.
Il segnale del decisivo cambio di rotta è arrivato ieri con l’emissione a sorpresa del bond high yield di Fiat Finance, scadenza long 6 anni, inizialmente da 750 milioni, salita a 850 milioni alla luce degli ordini per oltre 3 miliardi di euro, raccolti in prevalenza tra investitori esteri (Gran Bretagna 30%, Germania 15%, Svizzera 15%, Francia 5%) e italiani per il 15 per cento. La forte domanda ha consentito di collocare il titolo con un rendimento pari al 6,75% dal 6,85% iniziale e uno spread sul tasso midswap di 530 centesimi. Lo scorso marzo Fiat Finance per un bond da 1,250 miliardi, scadenza 5 anni, aveva pagato una cedola del 6,625 per cento. Sulle orme del deal, curato da Bnp Paribas, Citigroup, Goldman Sachs, Natixis, SocGen e UniCredit, la tedesca Continental sempre ieri ha collocato 750 milioni di euro, con una cedola del 3 per cento.
I paesi periferici dell’Eurozona continuano a finanziarsi a caro prezzo. Mentre la Spagna, sempre ieri, ha emesso un titolo di Stato a 15 anni, una scadenza dalla quale era assente da due anni facendo il pieno di ordini, l’italiana Amplifon in un paio di ore ha collocato 275 milioni, raccogliendo 900 milioni di richieste, una domanda che gli ha consentito di innalzare l’iniziale offerta tra 200-250 milioni. La società benché priva di rating, è riuscita a finanziarsi ad un tasso a 5 anni sotto il 5% e cedola al 4,875%, al di sotto dell’iniziale range tra il 5-5,5 per cento. Il bond, curato da Banca Imi, Bnp Paribas, Deutsche Bank e UniCredit, servirà per ripagare parte dell’indebitamento esistente del gruppo.
In vista della ricapitalizzazione, invece, è stato collocato il bond convertibile Buzzi Unicem da 200 milioni di euro: le obbligazioni saranno emesse alla pari per 100 milioni nominali con cedola semestrale del l’1,375% annuo e prezzo di conversione iniziale fissato a 15,986 euro con un premio del 35% sul prezzo medio ponderato per i volumi dei titoli della società tra il lancio e il pricing. I titoli potranno essere convertibili a seguito dell’approvazione del l’assemblea dei soci dell’aumento di capitale.

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