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Domanda oltre i 65 miliardi per il nuovo BTp a dieci anni

Negli ultimi mesi sono cresciuti sul mercato i timori per un aumento dei tassi obbligazionari dovuti a un possibile risveglio dell’inflazione su scala globale e soprattutto le preoccupazioni legate a un rallentamento delle operazioni di sostegno sui titoli pubblici da parte delle Banche centrali. Il Tesoro continua però dritto per la propria strada, quella di finanziare l’accresciuto fabbisogno dello Stato italiano, e piazza sul mercato BTp decennali per 10 miliardi di euro attraverso un collocamento sindacato che fa il pieno di richieste.

L’operazione, la quinta del genere da inizio anno e probabilmente non l’ultima prima della pausa estiva, cade a due giorni da un board Bce che si preannuncia non privo di interesse. L’Eurotower potrebbe infatti appunto comunicare un cambio di passo nel ritmo sostenuto con cui ha finora condotto i riacquisti di titoli di Stato, in una giornata in cui fra l’altro lo stesso Tesoro è impegnato nell’emissione sul mercato primario di ulteriori BTp a 3, 7 e 20 anni per un ammontare complessivo fino a 7,75 miliardi.

Un momento delicato insomma, almeno sulla carta, che non ha però impedito di collocare i titoli con scadenza dicembre 2031 a un rendimento lordo pari allo 0,96%, sei punti base in più rispetto all’attuale benchmark decennale con scadenza agosto 2031, e soprattutto di attirare richieste per oltre 65 miliardi. La cifra non è lontana dai livelli raccolti quattro mesi fa, quando per un’operazione del tutto simile sulla stessa scadenza la domanda raggiunse i 66,5 miliardi, a riprova di quanto l’appetito degli investitori verso il debito pubblico italiano sia ancora decisamente elevato.

Rispetto ad allora la composizione della domanda sembra però essere in parte mutata, spostando più il baricentro oltre frontiera: «La partecipazione degli investitori esteri ha avuto un incremento significativo rispetto al 65% registrato a febbraio», conferma Stefano Inguscio di Imi-Intesa Sanpaolo, che ha curato l’operazione insieme a Bnp Paribas, Crédit Agricole, Goldman Sachs e Hsbc, sottolineando anche la particolare scelta di tempo operata dal Tesoro. «I grandi fondi internazionali – aggiunge infatti Inguscio – erano stati i più pronti ad alleggerire le posizioni in titoli di Stato europei durante il mese di maggio, quando i rendimenti salivano per l’aspettativa di politiche monetarie meno espansive da parte della Bce, e hanno potuto approfittare di questa operazione per ricostruire i portafogli proprio nel momento in cui questi timori sembrano in parte rientrati».

È in ogni caso comprensibile come domani tutta l’attenzione resti puntata sulla conferenza stampa successiva al Consiglio direttivo dell’Eurotower, durante la quale il presidente, Christine Lagarde, spiegherà ai giornalisti e alla comunità finanziaria le decisioni che saranno eventualmente adottate dal board. «Se la Bce lascerà invariata la quantità di acquisti condotti attraverso il piano pandemico Pepp nel prossimo trimestre e invierà un messaggio accomodante, vediamo spazio perché gli spread periferici e soprattutto per il BTp-Bund possano restringersi ulteriormente verso i minimi di febbraio», sostiene Chiara Cremonesi, strategist sul reddito fisso di UniCredit.

Sarebbe un buon preludio a settimane che si preannunciano intense per il Tesoro, visto che fra giugno e luglio le emissioni lorde a medio e lungo termine sono attese nell’ordine di 65 miliardi (a fronte di rimborsi di titoli in scadenza per 30 miliardi). E non sono neppure da escludere nuove operazioni simili a quella di ieri: «vediamo la possibilità di un altro collocamento tramite sindacato prima della pausa estiva – sostiene Cremonesi – o un nuovo Btp nominale a 20 anni o una doppia tranche che preveda anche un nuovo BTp a 5 anni», che potranno essere «digeriti» con relativa facilità, Bce permettendo.

Il sostegno dell’Eurotower non è certo mancato, fino a questo momento e in particolare nelle settimane recenti: in base allo spaccato dei dati reso noto due giorni fa, l’Istituto centrale ha riacquistato fra aprile e maggio attraverso il programma Pepp e il piano «tradizionale» Pspp titoli italiani per 30 miliardi di euro, arrivando quindi a coprire più o meno l’ammontare netto nel corso del periodo. È anche grazie a queste operazioni che il Tesoro ha potuto finora finanziare quasi la metà del fabbisogno per il 2021 (176 miliardi, pari al 47% dei circa 370 miliardi attesi dagli analisti per quest’anno) a tassi mai visti in precedenza (0,16% in media all’emissione da inizio anno). E si augura di poter proseguire a lungo.

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