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Dolo se le somme sono importanti

Bancarotta fraudolenta per distrazione a carico dell’imprenditore che “dimentica” di chiedere i canoni di un’intera azienda affittata. La Corte di cassazione, con la sentenza 7004 depositata ieri, respinge il ricorso del titolare di una Spa, che contestava la possibilità, come avvenuto, di riqualificare il reato da bancarotta semplice a fraudolenta, direttamente in sede di appello civile. Nel suo percorso giudiziario l’uomo era stato condannato nel giudizio penale di merito per il reato di bancarotta semplice, non avendo il giudice trovato la prova del dolo distrattivo nella mancata riscossione degli affitti. La Cassazione penale aveva accolto il ricorso della curatela del fallimento ai soli effetti civili, rinviando però alla corte d’Appello con l’invito a valutare meglio la questione del dolo. La Cassazione non crede, infatti, che gli affitti non riscossi siano solo il risultato di una negligenza, considerando che si trattava di somme sostanziose che costituivano, tra l’altro, l’unica entrata della società fallita.
La Corte d’Appello accoglie il suggerimento e riqualifica il reato, facendo scattare un nuovo appello in Cassazione da parte dell’imprenditore non solo contro la formulazione di un nuovo reato in sede civile ma anche contro la quantificazione, sempre da parte dello stesso giudice, di un danno riconosciuto genericamente dal Tribunale penale e da liquidarsi in separata sede.
Il primo motivo non passa. La Cassazione chiarisce, infatti, che il giudizio di rinvio davanti al giudice civile in seguito ad una sentenza della cassazione penale è in linea con la normale disciplina prevista in materia dal codice di rito (articoli 392 e seguenti). La corte di merito hadunque agito applicando correttemante il principio sulla responsabilità, ritenendo sussistente il reato di bancarotta fraudolenta per distrazione a carico del ricorrente per aver omesso di richiedere gli affitti relativi a due annualità.
Viene invece accolto il secondo rilievo sulla quantificazione del danno.
Nell’ipotesi di azione civile proposta nel giudizio penale, nel caso di condanna in primo grado dell’imputato al risarcimento da liquidarsi separatamente, il giudice di appello, in assenza di una impugnazione della parte civile sul punto, non poteva procedere alla liquidazione definitiva, ampliando i limiti della sentenza impugnata, pena la violazione del principio devolutivo.

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