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Dogane, limiti Ue alle sanzioni

Con la proposta di direttiva del 13 dicembre 2013 (documento Com (2013) 884), la Commissione europea punta all’armonizzazione delle sanzioni doganali, che presentano a livello europeo difformità non più accettabili in una materia disciplinata per regolamento e quindi unica per tutti i 28 Stati membri.
Il tema ha avuto un primo concreto approfondimento nel nuovo Codice doganale dell’Unione (Cdu), recentemente approvato con il regolamento 952/2013. In particolare, l’articolo 42 ha stabilito che le sanzioni amministrative possono consistere in un onere pecuniario imposto dalle autorità doganali, se del caso anche applicato in sostituzione di una sanzione penale, ovvero nella revoca, sospensione o modifica di qualsiasi autorizzazione posseduta dall’interessato. In questo caso, però, le sanzioni devono essere «effettive, proporzionate e dissuasive»: il legislatore comunitario ha dunque esplicitamente recepito anche in materia doganale i criteri già affermati dalla giurisprudenza della Corte di giustizia (in particolare, nelle sentenze rese per le cause C-382/92 e C-91/02).
A livello nazionale, poi, questi principi appaiono in potenziale contrasto con la regolamentazione italiana, molto rigida in materia doganale. L’articolo 303 del Dpr 43/1973 (Testo unico delle leggi doganali) punisce le dichiarazioni errate sugli elementi essenziali dell’accertamento (qualità, quantità, valore e – secondo la giurisprudenza più recente della Cassazione – anche l’origine, ancorché non menzionata nel testo) con sanzioni del tutto sproporzionate. Infatti, per effetto del Dl 16/2012, le già dure sanzioni sono state ulteriormente inasprite, arrivando a prevedere, in caso di accertamento di maggiori diritti per un importo superiore a 4mila euro, una sanzione da 30mila euro a 10 volte l’importo dei diritti evasi.
La Commissione, sulla scia di queste novità, fa però un passaggio ulteriore, dettagliando un’articolata proposta di direttiva che se da un lato lascerebbe agli Stati membri un certo margine di manovra e di competenza, dall’altro riporta uno stringente livello di dettaglio, in grado di rivoluzionare il sistema sanzionatorio doganale a livello Ue.
In particolare, l’esecutivo comunitario propone di tipizzare un lungo elenco di fattispecie penalizzabili, diviso in tre macro categorie: sanzioni applicabili per strict liability (concetto per alcuni versi assimilabile alla nostra responsabilità oggettiva), per manifesta negligenza ovvero dolose.
Per ciascuna delle tre categorie, poi, viene proposto un sistema sanzionatorio dedicato, commisurato in percentuale al valore delle merci o, se la violazione non è a queste relativa, ma attiene a determinati status o autorizzazioni, stabilito in misura fissa.
Ancora, dopo aver riscontrato differenze rilevanti anche in tema di prescrizioni e limiti per l’esercizio della potestà punitiva, la Commissione suggerisce l’introduzione di un termine quadriennale, declinato nelle varie ipotesi di continuazione o reiterazione.

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