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Documenti slegati dal questionario

La mancata produzione di documenti all’Agenzia delle entrate non osta la sua successiva produzione. Sono le conclusioni della Corte di cassazione, con la sentenza 14164 depositata il 6 agosto 2012.

Il caso. La sentenza afferma che la mancata produzione di documenti da parte del contribuente in risposta al questionario previsto dall’art. 32 del dpr n. 600/1973 non dà luogo a decadenza dalla produzione degli stessi in sede contenziosa.

La sentenza afferma anche che nel caso in cui il contribuente abbia ottemperato alla richiesta di chiarimenti, grava sull’Amministrazione finanziaria l’onere di contestarne in modo specifico la completezza, la veridicità, l’idoneità probatoria e la qualificazione giuridica del fatto controverso; solo dopo aver adempiuto a tali oneri, può sorgere in capo al contribuente l’onere di provare le circostanze di fatto rilevanti per smentire le contestazioni dell’Ufficio (in questo senso vengono richiamate le sentenze Cass. 263/2012, 9892/2011 e 28049/2009).

Conseguenze dell’inadempimento. Se il contribuente non adempie alle richieste istruttorie dell’Ufficio si espone a tre conseguenze: applicazione della sanzione amministrativa pecuniaria prevista dall’art. 11 comma 1 dlgs n. 471/1997 (minima 258, massima 2.065); inutilizzabilità della documentazione eventualmente prodotta in una fase successiva, e ciò sia in sede amministrativa che contenziosa (nell’eventualità di una impugnazione dell’atto); applicabilità dell’accertamento induttivo (per imprese e lavoratori autonomi) e sintetico (per le persone fisiche). La preclusione alla produzione, inizialmente prevista per la sola Iva (art. 52 comma 5 dpr n. 633/1972) è stata estesa al comparto delle imposte dirette dall’art. 25 della legge n. 28/1999 in realtà le due previsioni non sono identiche e questa diversità suscita perplessità e dubbi interpretativi. Si ritiene in particolare che le previsioni dei commi 4 e 5 dell’art. 32 dpr n. 600/1973 riguardino le esigenze conoscitive e di controllo diverse da quelle di cui all’art. 52/633: quest’ultima norma, pertanto, continua a disciplinare accessi, ispezioni e verifiche.

Sentenze recenti. La questione dell’inottemperanza all’invito di fornire notizie e chiarimenti all’Agenzia delle Entrate è oggetto di un vivace dibattito interpretativo. Molte le questioni sul tappeto:

Conseguenze dell’inottemperanza. Le notizie e i dati non addotti e gli atti, i documenti, i libri e i registri non esibiti o non trasmessi in risposta agli inviti dell’Ufficio non possono essere presi in considerazione a favore del contribuente ai fini dell’accertamento in sede amministrativa e contenziosa. Pertanto, se la documentazione richiesta viene fornita solo successivamente all’emissione degli avvisi di accertamento il giudice non potrebbe prenderla in considerazione (Ctr Firenze, sent. 52 del 13/3/2012).

Rilevanza della tardività nella produzione. I documenti non prodotti in risposta a inviti e questionari possono essere prodotti successivamente in sede di ricorso, «dichiarando comunque contestualmente di non aver potuto adempiere alle richieste degli uffici per cause a lui non imputabili».

Per i giudici, è sufficiente la mera dichiarazione del contribuente, e non occorre né provare né dimostrare il motivo sotteso alla mancata produzione (Ctr Firenze, sent. 17/5/2012 n. 36).

Presupposto alla preclusione della produzione. La preclusione opera solo se il contribuente, in sede di accesso, dichiara, contrariamente al vero, di non disporre della documentazione richiesta al fine di impedire coscientemente e volontariamente l’ispezione del documento. Pertanto, è fondamentale il contenuto dei verbali di accesso, e così anche l’atteggiamento psicologico del contribuente (Ctr Lombardia, sent. 11/3/2001 n. 95). Ne consegue che il mancato adempimento da parte del contribuente alla richiesta dell’Ufficio di produrre la documentazione richiesta non determina inutilizzabilità della successiva produzione laddove il motivo sotteso non sia imputabile al contribuente: occorre dunque un atteggiamento doloso (non essendo sufficiente la mera colpa o imperizia, Ctr Toscana sent. 24/12/2008 n. 192).

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