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Doccia fredda sulla produzione

«A va bìn, propri bìn». Pierangelo Decisi per un attimo abbandona la tradizionale prudenza piemontese per confermare che sì,il 2015 è partito proprio alla grande. Decisi, 5 stabilimenti in Italia e altri quattro all’estero, attivo nella componentistica auto con il gruppo Sigit, sfrutta in questi mesi il traino della ritrovata forza di Fiat e i suoi impianti marciano a pieno regime, con un output superiore di oltre 20 punti rispetto al 2014. Ottimo, se solo fosse così per tutti. Perché i mezzi di trasporto, e con essi la componentistica legata all’auto, sono a gennaio tra le poche isole felici per le produzione industriale italiana, giù nel mese dello 0,7% in termini congiunturali, di oltre due punti su base annua. Un calo corale, quello registrato dall’Istat, per cui non è neppure possibile come in passato attribuire le responsabilità prevalenti al tracollo dell’energia, dove beni di consumo, e prodotti intermedi cedono tra i due e i tre punti percentuali mentre per i beni strumentali la frenata è limitata allo 0,9%.
Tra le poche eccezioni – come detto – il balzo dell’auto, che sfrutta appieno la ripresa di alcuni stabilimenti Fiat in Italia, come Melfi, Pomigliano, Grugliasco e Atessa. La produzione di auto a gennaio balza del 35,9% e la sensazione, vista la corsa a doppia cifra delle immatricolazioni da autovetture anche a febbraio, è che questo progresso possa continuare anche nei prossimi mesi.
A livello settoriale, oltre ai mezzi di trasporto, solo l’area elettronica può vantare performance positive nel mese mentre altrove si osservano solo segni meno. Pesanti in particolare nell’area della metallurgia (-8,1%) e del tessile-abbigliamento-pelle, settore quest’ultimo che più di altri, in particolare nelle calzature, sta pagando un dazio pesante alla crisi in Russia, dove l’export di gennaio è crollato di quasi un terzo. Una possibile attenuante – tutta però da verificare – è la possibilità che il calendario 2015 abbia almeno in parte favorito un “ponte” lungo in più all’inizio del mese, spingendo magari qualche azienda a chiudere per una giornata aggiuntiva, ipotesi però che per giustificare un calo di queste proporzioni, il primo in termini congiunturali dallo scorso settembre, dovrebbe essere stata adottata da circa la metà delle aziende.
Numeri, quelli di gennaio, che ovviamente non entusiasmano i sindacati, con la Cgil, secondo cui «la propaganda non può offuscare la realtà», che chiede con il segretario confederale Fabrizio Solari un cambio di politica industriale mentre la Cisl con Giuseppe Farina auspica «100 progetti di investimento come Fca, perché solo con gli investimenti riparte il paese». Più cauta Confcommercio, secondo cui il quadro resta debole e incerto, con il rischio di una ripresa lenta. Sergio De Nardis, capoeconomista di Nomisma, vede in questi dati un getto d’acqua fredda sulla ripresa mentre Paolo Mameli (Intesa Sanpaolo) è meno drastico e nel confermare le stime di Pil per il primo trimestre resta ottimista e vede già in arrivo un rimbalzo della produzione per febbraio. Così come del resto il centro studi di Confindustria (Csc), che sottolinea i possibili effetti distorsivi del calendario a gennaio. Per il Csc lo scorso mese l’output dovrebbe essere aumentato dello 0,4%, con l’ipotesi di un rimbalzo anche superiore alla luce delle indicazioni del Pmi manifatturiero, in crescita per una volta anche nella componente interna.

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