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Dl Irpef, Casse al riparo

Per i fondi pensione niente aumento al 26% della tassazione sulle rendite finanziarie. L’aliquota applicata resta quindi quella del 20%. Per compensare le minori entrate previste, per l’anno 2014, sarà aumentata l’imposizione sulla previdenza complementare, che passerà dall’11% all’11,5%.

In sede di conversione del decreto Iperf (dl 66/2014), le commissioni bilancio e finanze del senato hanno approvato un emendamento dei relatori Cecilia Guerra (Pd) e Antonio D’Alì (Ncd).

Almeno per il momento, sembra così superato il problema delle coperture per far fronte ad alcune misure (vedi bonus Irpef di 80 euro) volute del governo.

La correzione. L’emendamento non cancella del tutto l’aumento della tassazione al 26%. Ma prevede un regime di compensazione nel 2015 di quanto versato in più nel 2014. «In attesa di armonizzare, a decorrere dal 2015, la disciplina di tassazione dei redditi di natura finanziaria con quella relativa alle forme pensionistiche complementari», recita infatti l’emendamento 4.3000, sarà riconosciuto alle casse di previdenza dei professionisti «un credito d’imposta pari alla differenza tra l’ammontare delle ritenute e imposte sostitutive applicate nella misura del 26% sui redditi di natura finanziaria, relativi al periodo che va dal 1° luglio al 31 dicembre 2014, dichiarate e certificate dai soggetti intermediari o dichiarate dagli enti medesimi, e l’ammontare di tali ritenute e imposte sostitutive saranno computate nella misura del 20%».

Il prossimo anno, poi, dovrebbe iniziare l’armornizzazione del regime fiscale del settore previdenziale.

Il pressing. Sin dalla sua approvazione, il decreto legge 66/14 si è attirato le critiche delle Casse di previdenza da anni ormai in lotta contro un regime fiscale per gli enti di previdenza dei professionisti che, lamentano i diretti interessati, non ha eguali in tutta Europa. «Siamo sottoposti», spiega il presidente dell’Adepp Andrea Camporese, «a una tassazione delle rendite che ci associa a qualsiasi fondo speculativo prevedendo una ulteriore tassazione all’atto dell’erogazione delle pensioni in misura commisurata agli scaglioni Irpef. Non è stato affatto scontato mantenere i bilanci in positivo vedendo crescere incredibilmente l’aliquota dal 12,5% al 26% in pochi anni. Il governo in carica», continua, «sembra voler affrontare in modo serio e organico il tema, riducendo finalmente una iniquità divenuta insostenibile».

Alla vigilia dell’approvazione dell’emendamento, il presidente dell’Enpam (medici), Alberto Oliveti, aveva auspicato: «Per sostenere la competitività dei professionisti in Europa occorre avere coraggio eliminando questa tassazione che penalizza gli italiani. Piuttosto con i loro investimenti in Italia, gli enti di previdenza potrebbero sostenere il sistema paese e creare un effetto volano sul lavoro e un ritorno fiscale ben superiore alle tasse che si andrebbero a togliere».

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