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Dl del Fare, percorso in salita

Subissato di ordini del giorno (oltre 250, che hanno imposto ieri la seduta notturna) e «lievitato» di oltre il 30%, passando da 86 a 114 articoli, il cosiddetto decreto del fare (69/2013) ottiene la fiducia dell’aula di Montecitorio. Ma i nodi restano: contestati gli emendamenti sulle borse di studio agli universitari meritevoli per introdurre un doppio canale di finanziamento («ministeriale» e «regionale»), sull’eliminazione del tetto di circa 300 mila euro ai manager delle società pubbliche e sulla nomina di un commissario per la spending review che, per tagliare la spesa pubblica, percepirà un compenso di 950 mila euro. Norme che, probabilmente, vista la contrarietà di parte della maggioranza (oltre che di M5s, Sel e Lega), saranno riviste dai senatori, così come, annuncia il viceministro allo sviluppo economico Antonio Catricalà, i 20 milioni «scippati» alla dotazione per la banda larga, e posti nel finanziamento di radio e tv locali, saranno recuperati dal governo nella prossima legge di stabilità. Il testo, che a causa dell’ostruzionismo delle opposizioni si avvia a una votazione «a oltranza» nelle prossime ore (deputati allertati in vista di una «seduta fiume»), interviene in materia fiscale, facendo slittare il versamento della tassa sulle transazioni finanziarie (Tobin tax) al 16 ottobre, e rendendo poi lo spesometro facoltativo: dal 1° gennaio 2015, infatti, i soggetti titolari di partita Iva potranno, per scelta, inviare telematicamente e giornalmente alle Entrate i «dati analitici delle fatture di acquisto e cessione di beni e servizi», comprese le note di accredito ricevute o emesse, oltre che l’ammontare dei «corrispettivi delle operazioni effettuate e non soggette a fatturazione».

Novità rilevante per tutti i professionisti (iscritti, o meno ad un ordine) l’ampliamento delle maglie del Fondo centrale di garanzia per le piccole e medie imprese, grazie al quale godranno delle medesime opportunità delle aziende nell’ottenere i finanziamenti necessari; per le imprese, inoltre, sì a 2,5 miliardi per il rinnovo dei macchinari (fino a 2 milioni a società), nonché alla sperimentazione di «zone a burocrazia zero», mentre in edilizia gli interventi di ristrutturazione con modifiche della sagoma non saranno più soggetti a permesso, bensì basterà la procedura semplificata (Scia, Segnalazione certificata di inizio delle attività). Il wi-fi pubblico sarà realmente «free»: gli esercizi commerciali che lo offrono gratis, non dovranno identificare il cliente che si connette. Converrà pagare le multe entro 5 giorni, perché si usufruirà di uno sconto del 30%, mentre il decreto concederà ad alcune regioni, Puglia e Piemonte, Emilia e Lazio altri 280 milioni per saldare i propri debiti sanitari. E i sindaci-deputati manterranno (anche) lo scranno, giacché i primi cittadini di comuni fino a 15 mila abitanti eletti in Parlamento potranno non essere ritenuti incompatibili fino alle consultazioni amministrative del 2015.

Contestazioni anche dal mondo produttivo: Ivan Malavasi, presidente di Rete Imprese Italia s’aspettava «un provvedimento che alleggerisse la burocrazia, i risultati sono purtroppo antitetici. Chiedevamo l’abolizione della responsabilità solidale negli appalti, e troviamo, invece» chiude, altri adempimenti come il Durt, «un nuovo mostro».

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