Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Dl Aprile a 100 miliardi, ricapitalizzazione Cdp

L’effetto congiunto della caduta dell’economia e delle misure anticrisi si riflette inevitabilmente anche su un debito che nel Documento di economia e finanza dovrebbe essere indicato nell’orbita del 150-155%.

La manovra anticrisi lievita. Drasticamente. E punta a una dimensione che può arrivare fino a 110 miliardi di euro in termini di fabbisogno, a cui si può aggiungere un pacchetto per il rafforzamento di Cdp da 45 miliardi. In questa girandola di cifre, potrebbe arrivare a 55 miliardi, cioè sopra il 3% del Pil, il deficit aggiuntivo che il governo si appresta a chiedere al Parlamento nella relazione attesa nelle prossime ore in consiglio dei ministri insieme al Def. A meno di ripensamenti dell’ultima ora su un calendario che continua a essere mobile, ma stretto.

Per tracciare l’identikit della maxi-manovra in cantiere bisogna seguire due binari. Il primo, ovvio, è quello dell’indebitamento aggiuntivo, indispensabile per finanziare le misure di spesa immediata come la replica della Cassa integrazione e degli altri sostegni al reddito, le nuove misure per la sanità e la protezione civile e gli interventi per famiglia, turismo, e altri settori in crisi.

Ma a far salire il conto delle risorse mosse dal provvedimento sono due novità che incidono sul fabbisogno e non sul deficit. La prima è la replica di un intervento sblocca-debiti per liberare le fatture arretrate attese dai fornitori della Pubblica amministrazione, a partire da Regioni, Asl, ed enti locali.

Anticipato su questo giornale nei giorni scorsi, il dossier sta prendendo forma nelle riunioni di vertice che al Mef ieri hanno impegnato il ministro dell’Economia per tutta la giornata. Le cifre in discussione parlano ora di 15-20 miliardi di euro, che sarebbero sufficienti a liberare intorno al 70% dei debiti scaduti della Pubblica amministrazione. La misura è stata chiesta a gran voce dalle imprese, e rilanciata non più tardi di domenica scorsa dal presidente designato di Confindustria Carlo Bonomi, per superare il paradosso di una finanza pubblica che in queste settimane prova con alterni risultati a iniettare liquidità nelle aziende mentre continua a imporre attese illegittime ai fornitori che hanno lavorato con la Pa. Il meccanismo su cui si sta lavorando si risolverebbe in una replica dello sblocca-pagamenti avviato nel 2013 e ripetuto più volte negli ultimi anni: un meccanismo che vede in prima fila Cassa depositi nell’erogazione dei prestiti per le amministrazioni locali, vincolati alla liquidazione delle fatture arretrate.

Ma la Cassa è al centro anche di un altro dossier, intitolato «patrimonio dedicato», che potrebbe valere fino a 45 miliardi di euro. L’obiettivo è una forte ricapitalizzazione della Cassa, chiamata dall’insieme delle strategie anti-crisi a una serie di potenziali impegni a tutto campo. Sarebbero almeno tre le ipotesi sul piatto: la prima è quella di costruire un fondo per il supporto patrimoniale alle imprese messe in difficoltà dalla crisi, anche per evitare che finiscano preda di acquisizioni ostili a prezzi di saldo per la caduta dei listini. Ma tra i filoni in discussione c’è anche una triangolazione fra Tesoro, Cassa e Bce per il rafforzamento di Via Goito attraverso l’emissione di titoli di Stato, accanto al tentativo di potenziare l’azione della Cassa per avvicinarla al modello operativo della Kfw tedesca. I lavori sono in corso, e sarà la stretta finale prima del decreto, in agenda per la prossima settimana, a decidere se il pacchetto salirà su questo o su un prossimo treno.

A chiudere il conto del fabbisogno ci sono i 30 miliardi destinati a coprire l’insieme di garanzie pubbliche sui prestiti alle aziende avviati dal decreto liquidità, e 6 miliardi “extra” per il rifinanziamento della Cassa integrazione. Come accaduto nel decreto Marzo, infatti, gli ammortizzatori sociali hanno sul fabbisogno un costo aggiuntivo rispetto a quello esercitato sull’indebitamento: che nel prossimo decreto resta attestato a 15 miliardi, in un capitolo che insieme agli altri interventi per il sostegno ai redditi ne vale 22.

L’allargamento del decreto incide anche sul programma di finanza pubblica che sarà fotografato dal Def, e che dovrebbe indicare un deficit ora calcolato oltre il 10% spinto anche da una caduta del Pil nell’ordine del -8%. A indicare le dimensioni della recessione è intervenuta ieri la Nota congiunturale dell’Ufficio parlamentare di bilancio, secondo cui il Pil «nell’insieme dei primi due trimestri si ridurrebbe cumulativamente di 15 punti percentuali». Dall’Authority sui conti pubblici arriva anche la conferma del ritmo serrato a cui viaggiano gli ammortizzatori sociali, che hanno raggiunto in queste settimane un ritmo triplo rispetto al picco dell’ultima crisi, quella del 2009.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Il colosso cinese Huawei non compare nella lista dei fornitori ammessi alla gara indetta da Tim e pa...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Tutti sulla nuvola a caccia dell’oro del secolo: i dati. Come custodirli, in sicurezza. E scambiar...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Rinvio al 30 settembre del termine per l'approvazione dei bilanci di previsione 2020-2022 e della sa...

Oggi sulla stampa